Bracconieri, sentenza storica: condannato a 30 anni, ha ucciso quasi 500 elefanti

Bracconieri, arriva la sentenza storica: il macellaio di Noubale Ndoki è stato condannato a 30 anni, ha ucciso più di 500 elefanti.

Bracconieri
Fonte Foto: Pixabay

È finalmente arrivata la sentenza che condanna Mobanza Mobembo Gerard, detto il macellaio di Noubale Ndoki a 30 anni di carcere.L’uomo, nel corso di dieci anni di spedizioni nel parco nazionale del Congo aveva ucciso più di 500 elefanti della foresta africani, ferendo anche in uno scontro armato uno dei ranger che tentavano di difendere i pachidermi ormai da anni a rischio di estinzione.



Perché è una sentenza storica?

Sebbene ad aggravare il peso della pena comminata vi siano il possesso illegale di armi ed il tentato omicidio, si può affermare che potrebbe trattarsi di una sentenza storica in quanto per la prima volta il processo è stato celebrato da un tribunale penale e non civile, i quali possono comminare solo pene di un massimo di cinque anni per questo tipo di reato. Un segnale forte da parte della Repubblica democratica del Congo, e forse un punto di svolta nella lotta al bracconaggio e al commercio di specie protette.

Il macellaio di Noubale Ndoki

Guyvanho, così è conosciuto il criminale, era ben noto alle autorità ed era anche uno dei bracconieri più ricercati del paese, specie a seguito dell’evasione che lo aveva visto protagonista dopo il primo arresto nel 2018. Ha iniziato la sua attività criminale poco più che ventenne ed ha agito per lo più indisturbato per più di 10 anni nel parco di Nouabale Ndoki, che si estende per più di quattromila chilometri quadrati.

L’uomo però è solo la punta dell’iceberg di un mercato illegale che è il quarto per fatturato dopo quello della droga, del traffico di esseri umani e quello dei beni contraffatti. Una piaga difficile da estirpare e che troppo a lungo è stata ignorata o trattata come di secondaria rilevanza, quando in realtà oltre a mettere a repentaglio indelicato equilibri di sopravvivenza di migliaia di specie a rischio, presenta anche inquietanti risvolti sociali per quelle popolazioni che si vedono privati delle meravigliose risorse di flora e fauna che molto spesso costituiscono anche l’unica fonte di sostentamento possibile.

Speranza per il futuro

La speranza come sottolinea anche Emma Strokes, direttrice organizzativa regionale della fondazione Wildlife conservation society, è che questa sentenza possa rappresentare “un messaggio estremamente forte che i crimini contro la natura non saranno più tollerati in futuro e verranno perseguiti ai livelli più alti della giustizia”.

Talvolta dei singoli atti di forza e coraggio possono davvero cambiare la storia è dare un futuro o quantomeno una speranza a qualcosa che sembrava non averne più. 

 

Emanuela Ceccarelli

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