Negli Stati Uniti, la pena di morte continua a suscitare profonde divisioni, soprattutto quando vengono utilizzati metodi di esecuzione raramente impiegati. In South Carolina, la recente fucilazione di Brad Keith Sigmon ha segnato un evento storico: si tratta della prima esecuzione con questo metodo nello stato e della prima nel paese dal 2010. La scelta di Sigmon, che ha rifiutato sia la sedia elettrica che l’iniezione letale, ha riacceso le polemiche sull’etica della pena capitale e sulle modalità con cui viene applicata nel sistema giudiziario americano.
Una condanna eseguita con un metodo inusuale
Venerdì scorso, nello stato americano del South Carolina, Brad Keith Sigmon, 67 anni, è stato giustiziato tramite fucilazione. Questa esecuzione segna la prima applicazione di tale metodo negli Stati Uniti da quindici anni e la prima nella storia dello stato. Sigmon era stato condannato a morte per l’omicidio dei genitori della sua ex fidanzata, avvenuto nel 2001, e per il tentato omicidio della donna stessa. Di fronte alla scelta tra l’iniezione letale, la sedia elettrica e il plotone di esecuzione, ha optato per quest’ultimo, considerandolo il metodo meno doloroso.
Le modalità dell’esecuzione
Brad Keith Sigmon è stato legato a una sedia nella camera della morte del Broad River Correctional Institution, a Columbia. Indossava una tuta nera e sul petto era stato applicato un bersaglio rosso. Prima dell’esecuzione, il condannato ha rilasciato una dichiarazione attraverso il suo avvocato, Gerald King, in cui ha espresso un messaggio di amore e ha invitato la comunità cristiana a lottare contro la pena di morte.
Dopo avergli coperto il volto con un cappuccio nero, un plotone di tre agenti ha aperto il fuoco da una distanza di circa 4,6 metri, colpendolo al cuore.
Un metodo ormai raro
L’ultima volta che negli Stati Uniti era stata eseguita una condanna a morte tramite fucilazione risaliva al 2010, quando Ronnie Gardner venne giustiziato nello Utah. Lo stesso stato aveva già applicato questo metodo nel 1977, nel 1996 e nel 2000.
La South Carolina ha recentemente reintrodotto il plotone di esecuzione a causa della difficoltà di reperire i farmaci per l’iniezione letale, poiché molte case farmaceutiche hanno vietato la vendita dei loro prodotti per tale scopo.
Le polemiche e il dibattito sulla pena di morte
L’uso della fucilazione ha suscitato forti critiche da parte di attivisti per i diritti umani, che la considerano una pratica brutale e obsoleta. L’avvocato di Sigmon aveva presentato un ricorso per fermare l’esecuzione, portando come prova un’autopsia su un altro detenuto, Marion Bowman Jr., morto con i polmoni pieni di liquido dopo un’iniezione letale.
Tuttavia, i giudici hanno respinto l’appello, sostenendo che Brad Keith Sigmon aveva scelto liberamente il metodo di esecuzione e che, quindi, non poteva contestarne la legalità.
La scelta obbligata del condannato
Brad Keith Sigmon ha dichiarato di aver optato per il plotone di esecuzione perché temeva le sofferenze dell’iniezione letale e il rischio di una morte lenta sulla sedia elettrica. Il suo caso non è isolato: nel 2022, un altro detenuto del South Carolina, Richard Bernard Moore, aveva avanzato la stessa richiesta, poi respinta dalle autorità. Anche Donald Grant, in Oklahoma, aveva chiesto la fucilazione, ma è stato comunque giustiziato tramite iniezione letale.
Il futuro della pena capitale negli Stati Uniti
Attualmente, diversi stati stanno modificando le loro leggi per garantire l’applicazione della pena di morte nonostante le difficoltà nell’uso dell’iniezione letale. L’Alabama ha recentemente introdotto l’inalazione di azoto, metodo duramente criticato dagli esperti delle Nazioni Unite, e la Louisiana ha annunciato la ripresa delle esecuzioni dopo quindici anni di sospensione.
Solo nel 2024, negli Stati Uniti sono già state eseguite cinque condanne a morte e ne sono previste almeno altre venti per il prossimo anno. Il dibattito sulla legittimità e l’etica della pena capitale resta più acceso che mai.
Lucrezia Agliani
















