Brescia segreta: cosa vedere ancora in città

Il ciliegio nel chiostro del Museo Diocesano di Brescia. Fonte: http://museodiffusobrescia.org
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Chi ha seguito con noi i passi di Viviana Filippini e del suo Brescia segreta: luoghi, storie e personaggi della città (2015, Historica Edizioni) merita ora di vedersi segnalare qualche altra chicca. Nella “Passeggiata sesta”, infatti, l’autrice espone una carrellata di luoghi non menzionati nei capitoli precedenti.

Virginio Cattaneo Brescia
Il maestro Virginio Cattaneo. Fonte: campanaribergamaschi.net

Le prossime tappe si trovano in Via Gasparo da Salò, intitolata al fondatore della scuola bresciana di liuteria. Al numero 13, ci s’imbatte nel Museo Diocesano. Esso è dedicato alla conservazione e alla salvaguardia dell’arte sacra bresciana. Ospita anche mostre temporanee di vario genere, nonché laboratori didattici.

La Filippini ricorda, in particolare, quello di Iconografia dei Santi, dove le figure sacre sono presentate nello stile dei manga. Ciò serve a coinvolgere, in particolare, i bambini, dando loro modo di osservare e riconoscere i santi nelle opere d’arte. Il progetto è nato da un’idea di Paolo Linetti, che ha organizza anche Giappone nel chiostro, due giornate a tema che il Museo ospita da una decina d’anni.

 




Nei pressi, si trova il complesso monastico di San Giuseppe, con chiesa annessa. La prima pietra di quest’ultima fu posata nel 1519, nel loco d’una chiesa precedente. Più in là, si trova quella di San Giorgio. Poco nota ai bresciani, ha una facciata barocca; ma le murature e le pitture interne denotano origini risalenti alla metà del Duecento.

 

Passiamo ora a un’altra zona, quella nei pressi di Piazza della Vittoria. L’intervento rinnovatore e radicale che comportò la sua costruzione non spazzò via tutto del passato medievale. Rimane la chiesetta di Sant’Agata, visibile spostandosi dal Torrione alla vicina fermata della metropolitana. Essa era il fulcro del quartiere del Serraglio.

La decisione di dedicare il luogo di culto alla protettrice contro gli incendi non era casuale. Prede del fuoco cadevano infatti spesso le case esterne alle mura cittadine. I primi riferimenti storici vedono la chiesa già presente tra il 775 e il 780. Nel 1200, divenne parrocchiale. Le forme che oggi la caratterizzano risalgono agli interventi del periodo 1438-1471.

 

Nei pressi, si trova corsetto Sant’Agata. Qui, prima degli anni ’30, si trovavano le botteghe destinate alla clientela più umile (mentre quella più chic si spingeva, al massimo, fino al quartiere delle Spaderie, ove ora si trovano i portici di Via X Giornate). Il libro della Filippini raccoglie anche i ricordi di chi gestiva un’attività commerciale da generazioni, con tanto di aneddoti…

 

In Corso Martiri della Libertà, si trova invece la chiesa di Santa Maria dei Miracoli. Caratterizzata dal colore candido, divenne luogo di culto nel 1487. In precedenza, era un’abitazione privata, ma che recava un’immagine della Madonna col Bambino dipinta sul muro. L’effigie divenne punto di riferimento per chi si recava a pregare. I fedeli ritennero quell’immagine responsabile di alcuni miracoli. Da lì, la costruzione di una cappella, poi ingrandita.

 

In Via San Faustino, nella zona detta del Carmine, si trova il Museo Nazionale della fotografia Cinefotoclub Brescia. L’autrice ha raccolto anche i ricordi del suo fondatore, il professor Alberto Sorlini, che fu internato in un campo di concentramento tedesco. Si salvò grazie alle proprie competenze di operatore cinematografico.

Finì infatti a lavorare a Babelsberg, principale centro di produzione di film della Germania nazista. Qui, un buffo incidente legato a un’imprecazione dialettale bresciana attirò su di lui l’attenzione della diva Marika Rökk

 

Altro Museo è quello degli strumenti musicali, in Via Trieste. Anche in questo caso, la Filippini ha contattato direttamente il fondatore, Virginio Cattaneo, che lei descrive come personalità istrionica e artistica. Polistrumentista, quando lavorava come orchestrale col gruppo “Ludovico e i Mori”, s’inventò un apparecchio per migliorare l’effetto acustico della chitarra.

L’autrice afferma che il chitarrista di Renato Carosone gli chiese di poter avere detta invenzione, ma non la ottenne. Quando aprì il museo, nel 1956, lo popolò soprattutto di strumenti acquistati da lui ai mercatini d’antiquariato, in giro per l’Italia. Attualmente, i pezzi qui custoditi provengono da tutto il mondo.

 

[Continua]

 

Erica Gazzoldi

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