Parliamo del metodo giornalistico di Vittorio Brumotti

E’ il momento di affrontare un personaggio che fa parlare di sè da anni: Vittorio Brumotti. Il ciclista ligure è arrivato negli anni alla luce della ribalta per i suoi controversi servizi

La notizia ormai è la solita, ogni settimana presentata con titoli e immagini diverse: Vittorio Brumotti è stato aggredito. Questa volta il fatto avviene a Firenze, in zona Cascine. Come al solito il “cacciatore di spaccini”, come viene definito dagli stessi presentatori di Striscia la Notizia, si aggira armato del suo fido megafono in quartieri poco raccomandabili in giro per l’Italia.

Il caso Brumotti

La fenomenologia di Vittorio Brumotti è sempre la stessa, la conosciamo bene. Raccoglie testimonianze video di quanto accade nelle zone di spaccio, per poi recarsi sul posto di persona, urlando, attraverso il suo megafono, frasi come “Qui si spaccia cocaina”.

Questo suo comportamento provocatorio gli è valso negli anni diverse aggressioni, in diverse parti d’Italia. Sembra inutile specificare che l’aggressione, e l’uso della violenza di qualsiasi forma, non è giustificabile, e, anzi, va condannata in ogni occasione. La domanda che in questa sede ci poniamo è un’altra: quanto c’è di intrattenimento in ciò che Brumotti fa e quanto risulta effettivamente utile nella lotta allo spaccio?

Sul piano dell’intrattenimento il discorso si esaurisce in poche righe. Chiunque abbia visto almeno un servizio degli innumerevoli che dal 2017 il “giornalista” propone non si aspetta nient’altro che facciata. Brumotti inizia i suoi servizi con presentazioni che poco hanno a che fare con ciò che vedremo dopo, tra inquadrature ammiccanti e pose da modello.

In seguito, armato della sua fedele bicicletta, e dei classici effetti sonori tanto cari alla regia di Striscia la Notizia, scende in strada a combattere il male. Dopo anni, inoltre il nostro paladino sembra aver sviluppato un canovaccio. Vista la sua fama gli basta presentarsi nelle piazze di spaccio, urlare una delle sue tipiche frasi dal megafono e poi ritirarsi nel furgone, lasciando che gli spacciatori facciano il resto.








La qualità dell’investigazione e del report è negli anni calata drasticamente e al momento sembra importi soltanto l’aggressione. Anche i diversi social della Mediaset e del programma sembrano aver accantonato l’idea della lotta allo spaccio. “Guarda l’ultima aggressione a Vittorio Brumotti” sembra essere molto più di tendenza, e magari più redditizio in quanto a visualizzazioni.

Gli intenti e l’utilità

Che gli intenti dietro ai servizi di Vittorio Brumotti siano nobili non è neanche messo in discussione. Lo spaccio è una piaga che purtroppo affligge il nostro Paese e la presenza sul territorio di un ramificato sistema mafioso non aiuta. L’Italia è uno dei Paesi che consuma più cocaina in tutta Europa.

Il dubbio riguardo i servizi del reporter, oltre a quelli riguardo l’intrattenimento, concerne la messa in pratica di questi nobili intenti e l’utilità di tali azioni. I servizi di Vittorio Brumotti su Striscia la Notizia durano in genere meno di 10 minuti. In un lasso di tempo tanto ristretto inoltre la parte riguardante l’approfondimento non supera mai i 2/3 minuti.

Brumotti non si inoltra a fondo nelle dinamiche dei quartieri, non ascolta le storie o i vissuti dei ragazzi che vivono queste situazioni. Non cerca di sensibilizzare il pubblico su situazioni particolarmente complicate né cerca di risolverle. Le conseguenze tangibili del comportamento di Brumotti sono generalmente il solo arresto di ragazzi che spacciano in strada.

Naturalmente è più che giusto che tali soggetti vengano arrestati, ed è giusto che le strade vengano ripulite. Azioni del genere sono all’ordine del giorno per le forze dell’ordine, anche se raramente si riesce a intervenire sui veri responsabili. Quelle che Brumotti insegue e provoca non sono altro che pedine, operai che il giorno dopo saranno di nuovo lì, nel corpo di altre persone.

Trattare argomenti del genere in un tg satirico come Striscia provoca un risultato quantomeno controverso. È lecito pensare che un format come Striscia debba mostrare proprio questo, aggressioni e interventi della polizia, come scene di un film, completamente distaccate dalla realtà in cui tali azioni avvengono. D’altronde questa è l’interpretazione che l’aggettivo satirico ci suggerisce.

È tuttavia altrettanto lecito pensare che argomenti del genere vadano trattati con toni diversi, mettendo da parte i brillantini e la facciata. Portare in televisione realtà generalmente lasciate ai margini della società è una responsabilità grande. Problematiche del genere infatti non riguardano soltanto il ciclista di Striscia.

Il giornalismo d’assalto

Il giornalismo d’assalto è un particolare tipo di giornalismo, definito spesso anche investigativo. Le reti italiane sono piene di trasmissioni che possono essere definite in questo modo: da Striscia a Report, da Le Iene a La Gabbia. Sebbene la televisione pubblica italiana sia fornita di giornalisti investigativi di qualità, e giornalmente vengano presentati servizi di tutto rispetto, in diversi casi questo tipo di giornalismo è oggetto di critiche.

Nello specifico una trasmissione aspramente criticata per  metodi, linguaggio e servizi portati è Le Iene. La trasmissione ideata da Davide Parenti è stata più volte vittima di accuse, soprattutto riguardo i metodi con cui vengono portate avanti le inchieste.




Ad esempio Guia Soncini, nel lontano 2015, aveva criticato il comportamento di un inviato della trasmissione, Luigi Pelazza, che l’aveva raggiunta per approfondire la questione delle foto rubate ad Elisabetta Canalis. Non è importante trattare l’argomento dell’indagine in questa sede, tanto più vista l’assoluzione di Soncini, quanto il metodo giornalistico.

La giornalista aveva trovato gli inviati della trasmissione nel proprio cortile, all’interno di una proprietà privata, ed era stata tempestivamente fermata dalla troupe. Secondo la testimonianza di Guia Soncini gli inviati avrebbero impedito alla donna di rientrare a casa, riprendendola senza il suo consenso. Luigi Pelazza sarà poi condannato dal Tribunale di Milano.

Il quesito che vorrei lasciare con questo articolo è il seguente: quando il giornalismo d’assalto sfocia nella molestia? Importunare qualcuno fino ad ottenere una reazione può essere considerato giornalismo? Quali sono i pro di tali comportamenti? Più in generale bisognerebbe domandarsi: qual è il limite del giornalismo?

Marzioni Thomas

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