BSE: cadono ulteriori misure UE per contrastare la mucca pazza

La BSE o encefalopatia spongiforme bovina ha terrorizzato l’Europa tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio del 2000. Nota comunemente come mucca pazza, la malattia è proliferata tra gli allevamenti di bestiame e si è diffusa all’uomo tramite il consumo di carne infetta



. Si tratta di una malattia degenerativa dell’encefalo, con esito fatale. Non esiste alcuna cura, né certezza sulle sue origini. Si ipotizza la modifica di una proteina denominata prione. Per fronteggiare l’emergenza tra il 1994 e il 2001 l’UE ha varato delle norme comunitarie mirate, che hanno fatto scemare la diffusione dell’infezione. Tra queste misure, il divieto di nutrire i bovini d’allevamento con i PAP: proteine animali trasformate, ritenute una possibile causa della malattia. Si tratta di farine ricavate da ossa di carcasse macinate e unite a resti di animali, abolite nel 1994.

La caduta del divieto nel 2021

Il progressivo calo di contagi ha portato ad un allentamento delle misure, culminato con la decisione UE di sospendere i divieti. Da Agosto 2021 riappariranno sui mercati mangimi con proteine animali trasformate. La decisione è stata approvata lo scorso 22 giugno 2021, con astensione di Francia e Irlanda. Inutile il tentativo d’opposizione della coalizione di parlamentari europei, guidata dai Verdi. A motivare la decisione la crescente diminuzione di contaminazione, con l’ultimo caso di contagio animale avvenuto nel 2016.
La Commissione ha dichiarato che non ci sono rischi per la salute nel



somministrare PAP di suini e insetti al pollame, o di usare PAP di pollo nei mangimi per maiali. Rimane in vigore il divieto di utilizzo per mucche e pecore.

Insicurezza alimentare: ritorna la paura




Sono 24 su 27 gli Stati Membri favorevoli alla modifica della normativa. Il rischio è “trascurabile” – è quanto emerge da Bruxelles. Ma a differenza dell’Unione Europea, il Regno ha scelto di seguire la via della prudenza: rimane in vigore il divieto di somministrazione di PAP in ogni tipo di allevamento. D’altronde il  Paese ha registrato il maggior numero di casi a partire dal 1986, anno a partire dal quale  la variante umana si è diffusa, conducendo  alla morte 178 persone. Rimane alta la paura a differenza dell’Europa, che riporta in tavola l’insicurezza alimentare.

Elena Marullo

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