Btp e il salto nel fuoco

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Di Carlo Barbieri


Nella seconda giornata di collocamento del Btp indicizzato
all’inflazione, la raccolta si è fermata a un totale di 722 milioni di euro. In altre occasioni in un giorno sono stati raccolti fino a 16,8 miliardi.

Che succede? Ricapitoliamo insieme, che non fa male:

I famosi “mercati” non sono “gli gnomi cattivi che ce l’hanno con l’Italia”: siamo noi. E cioè io, voi, la zia Ciccina e tutti quelli che cercano di gestire al meglio i propri soldi: molti o pochi, spesso pochissimi e risparmiati con fatica.

La gente sceglie un idraulico, un medico, un avvocato, un’agenzia di viaggi o una banca basandosi sulla fiducia, no? Allo stesso modo, compra i Btp italiani o i Bund tedeschi o i Bonos spagnoli in funzione della solidità del Paese che li emette. Se la fiducia in un Paese cala, il tasso offerto (o se preferite il famoso “spread” che, senza entrare nei dettagli, è più o meno la stessa cosa) deve essere maggiore, perché la gente diventa riluttante a comprare il debito di quel paese, e per allettarla bisogna offrire condizioni migliori degli altri. Purtroppo il paese che colloca il suo debito a tassi più alti, come l’Italia, deve poi usare le proprie risorse economiche per pagare gli interessi anziché per fare ponti e strade, e fornire ai cittadini istruzione, sanità, servizi sociali.

E quindi la fregatura la prendono i cittadini; e non solo quelli che hanno i soldi (ma non quelli che ne hanno tantissimi, perché loro sanno come metterli in salvo); ma, principalmente, quelli meno abbienti, perché soprattutto su di loro si scaricheranno i risparmi sulla sanità pubblica, sulle scuole e sui servizi sociali. E se lo Stato non spenderà in attività produttive, e anzi aumenterà le tasse per ripagare i debiti, il lavoro mancherà ulteriormente. Non solo perché lo Stato non investirà, ma anche perché l’aumento delle tasse scoraggerà chi ha un reddito dallo spendere; ci penserà due volte prima di andare in pizzeria, comprare un vestito o un paio di scarpe, e questo porterà alla riduzione dei posti di lavoro nelle pizzerie, nei negozi eccetera. La mancanza di lavoro appesantirà i conti del sociale e delle famiglie che si troveranno sulle spalle componenti disoccupati. Un avvitamento inarrestabile e autoalimentato.

Quali sono i segnali di cui avere paura?

Lo spread che cresce, naturalmente. E quando i mercati, nonostante lo spread aumentato, comincia a non comprare più il debito. ESATTAMENTE QUELLO CHE È AVVENUTO IERI.

E adesso che succederà? Ovvio: a meno che, per un miracolo, l’Italia cominci a ispirare fiducia facendo marcia indietro sulle impossibili spese promesse, ci toccherà aumentare ancora i tassi. E fino a che punto potremo sostenerli? Beh…

…Avete presente l’Argentina?

Amici miei, qui non si tratta più di scherzare col fuoco:  mi sa che ci stiamo saltando dentro.

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