Le buche di Roma: l’ultimo triste primato della Capitale

In un anno, 136 voragini che stanno facendo sprofondare la città

fonte foto Wikimedia Commons
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Il Rapporto Ispra

Roma sprofonda.

Non è una frase fatta tanto per dire, ma quanto emerge dal Rapporto Ispra-Snpa “Qualità dell’Ambiente Urbano” 2018.
Un quadro drammatico che interessa non solo la Capitale, ma in particolare le città del centro-sud. Dall’inizio dell’anno infatti sono ben 136 le voragini che si sono aperte a Roma provocando danni gravi a edifici, auto e persone e con pesanti ripercussioni sulla viabilità.

Il fenomeno, chiamato in gergo tecnico “sinkholes“, ha a che fare il consumo di suolo, con le infiltrazione di acqua provenienti da perdite del sistema fognario e con la natura intrinseca del terreno.
Un problema di grave entità che affligge il Paese ormai da diversi anni, ma che viene gestito da parte delle amministrazioni competenti sempre in emergenza.

Intanto, tra il 2016 e il 2017, per il Comune di Roma la perdita dei principali servizi ecosistemici si stima sia costata tra i 25 e i 30 milioni di euro. Una cifra indubbiamente piuttosto importante, oltre che la più alta rispetto agli altri grandi comuni italiani.

Prevenzione: unica soluzione possibile

La soluzione? Sempre e comunque la prevenzione.
E se è vero che il possibile cedimento del terreno non sempre è facilmente prevedibile, è anche vero che un’attenta prevenzione e una corretta manutenzione potrebbero senz’altro aiutare.
Una politica però che la maggior parte delle amministrazioni non sceglie, perché non paga nell’immediato, benché sia l’unica realmente efficace nel lungo termine.

A confermarlo anche il Presidente dell’Ordine dei Geologi, Roberto Troncarelli, che in un’intervista di qualche mese fa ha dichiarato che sotto questo punto di vista “Roma è ferma all’anno zero“.
Sono solo 3 o 4 i geologi a disposizione della metropoli e non esiste alcun monitoraggio di fogne e acquedotti.




“Mettete dei militari nelle vostre buche”

Proprio in questi giorni, all’emergenza voragini il Governo ha risposto con un dispiegamento di forze nel senso letterale del termine.
E’ previsto infatti l’intervento dell’esercito per tappare le buche di Roma: iniziativa che ha suscitato molte perplessità nell’ambiente politico.

Ancora una volta l’impressione è che si attivino procedure emergenziali e non si investa su un piano di prevenzione strutturale.
Insomma la Capitale d’Italia saprà risollevarsi o è destinata alla fine di Celene, l’antica città della Frigia, che stava per essere inghiottita da una voragine e fu salvata, solo grazie al sacrificio umano del figlio di Re Mida?

Federica Nobilio

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