Buchi neri e galassie nane: nuovi modelli evolutivi

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Arriva notizia dal’Università della California – Riverside di una ricerca pubblicata su The Astrophysical Journal sul rapporto tra buchi neri e galassie nane, pare che l’influenza di questi “mostri” cosmici sull’evoluzione galattica sia persino più grande di quanto ritenuto finora.
Lo studio finanziato da National Science Foundation, NASA e Fondazione Hellman è basato su dati raccolti con il W. M. Keck Observatory.
Iniziamo dal fondo, cioè dalle conclusioni dello studio che ha trovato in sei galassie nane chiari segni che il vento proveniente dal buco nero nel centro galattico ha un impatto sulla formazione stellare, la rallenta.



Ora spieghiamo (o rammentiamo per completezza di informazione) alcune premesse essenziali a capire la notizia: cosa sono le galassie nane, che si intende per “venti” nello spazio, il significato della scoperta per gli studi di cosmologia (la scienza che ha come oggetto di studio l’universo nel suo insieme, in particolare origine ed evoluzione).
Galassie nane vuol dire galassie piccole, bella forza eh? Non ci voleva un genio, ma piccole quanto? Rispetto a cosa? Beh una galassia come la nostra è composta tra i 200 e i 400 miliardi di stelle, una galassia nana va dai 100 milioni a pochi miliardi, una bella differenza! Il discorso si fa più interessante quando dico che le galassie nane sono maggioranza  nell’universo e spesso orbitano attorno a grandi galassie. Si fa più interessante perché forse intuirete cosa sto per dirvi, che le grandi galassie si formano per aggregazione di galassie nane. Da quanto sopra consegue che: 1) la nostra galassia per esempio è destinata a crescere ancora, inglobando alcune delle galassie nane che le orbitano attorno; 2) le galassie nane rimaste isolate nello spazio sono degli interessanti “fossili” per studiare gli albori dell’evoluzione del cosmo.
Venti di che? Beh venti, cosa sono i venti sulla Terra? Masse di aria (un miscuglio di gas) che si spostano, “ma lo spazio è vuoto!” direte voi, beh sì per la maggior parte, ma immaginate un centro galattico col suo bel buco nero supermassivo che gozzoviglia con tutto quello che c’è nei paraggi, abbiamo già chiarito in molti articoli precedenti che l’estrema accelerazione della materia che viene risucchiata le fa emettere radiazioni a causa della frizione e dei forti campi gravitazionali (quando questi getti furono individuati per la prima volta qualcuno, con poetica immagine giornalistica, li definì l’ultimo urlo di terrore della materia prima di essere inghiottita)  questa emissione di radiazioni spinge verso l’esterno il gas che si trova nei paraggi ed ecco come nascono i venti.



Il punto è che studi precedenti avevano mostrato come questo effetto potesse aumentare il ritmo di formazione stellare, perché comprimendo il  gas davanti al vento favorisce il processo che dà origine agli astri, ma quanto osservato nelle sei galassie nane dello studio è che il vento può anche spingere fuori del centro galattico di solito la zona più ricca di gas e a maggior tasso di formazione stellare) buona parte del gas presente, lasciandone troppo poco e dunque facendo diminuire il tasso di nascita di nuove stelle.  Facilmente intuibile perché questo effetto distruttivo si sia notato proprio in galassie di piccole dimensioni.
Sul significato della scoperta su buchi neri e galassie nane per gli studi di cosmologia non credo ci sia molto da aggiungere, è chiaro che nei modelli al computer (la base di questo tipo di studi) che simulano l’evoluzione del cosmo bisognerà tenere conto anche della possibilità di questo effetto di disturbo dei buchi neri.

Roberto Todini

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