Allarme CFC: il buco dell’ozono si sta nuovamente allargando

Chi sono i responsabili dell'incremento di CFC nell'atmosfera?

Il buco dell’ozono sembrava solo un brutto  ricordo secondo  i dati raccolti negli ultimi anni. Uno nuovo studio rivela che la situazione non è, tuttavia,  così rosea

Fonte: Focus.it
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Chi sono i responsabili dell’incremento di CFC nell’atmosfera?

Il buco dell’ozono sembrava solo un brutto  ricordo secondo  i dati raccolti negli ultimi anni.

Un nuovo studio rivela che la situazione non è, tuttavia,  così rosea.

Ricercatori del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) hanno infatti individuato un aumento improvviso e costante di CFC 11 , un clorofluocarburo che riduce l’ozono (O3) in ossigeno molecolare (O2).

Il CFC  11 e altri  clorofluorocarburi erano utilizzati nei frigoriferi, negli spray per aerosol e nella produzione di alcune plastiche.

 

Nel 1987 quasi tutti i Paesi del mondo avevano sottoscritto il protocollo di Montreal che prevedeva una progressiva riduzione nella produzione e nell’uso delle sostanze responsabili del buco dell’ozono e, in particolare dei CFC.
I Paesi aderenti hanno rispettato il trattato e il CFC 11 è stato sostituito con altre sostanze chimiche. 

Un aumento  inaspettato

Negli ultimi anni pare che qualcuno abbia cominciato a imbrogliare.
Secondo lo studio, condotto dai ricercatori del NOAA e pubblicato su Nature, dal 2014 al 2016 si è verificato un incremento delle emissioni di CFC 11 del 25% rispetto alla media registrata tra il 2002 e il 2012.

Stephen Montzka, coordinatore dello studio,  commenta con le seguenti parole i risultati ottenuti:

si tratta dell’osservazione più sorprendente e inattesa fatta negli ultimi 27 anni: oggi le emissioni sono pressoché identiche a quelle di vent’anni fa.

 




Chi sono i responsabili del nuovo aumento de buco dell’ozono?

Inizialmente si ipotizzava che la demolizione di vecchi edifici con impianti refrigeranti a base di CFC-11 avesse provocato un incremento dell’emissione di questa sostanza nell’atmosfera, ma i dati non hanno supportato l’ipotesi.

Attualmente non si sa se “qualcuno” stia producendo volontariamente CFC 11 o se è il prodotto secondario di altre reazioni.

Purtroppo non si riesce  a individuare la sorgente del gas. Le analisi suggeriscono una maggiore concentrazione di CFC nell’emisfero settentrionale.

Potrebbe quindi avere origine in Cina, in Mongolia, in Corea del Sud o in Corea del Nord.

In ciascun caso, una volta accertati i responsabili saranno probabilmente sanzionati ( poiché si sta violando un Protocollo internazionale).

Agli inizi degli anni ’80 la produzione mondiale di CFC-11 ammontava a 350.000 tonnellate annue: verso la fine del secolo il valore era di circa 54.000 tonnellate e adesso è nuovamente salito a circa 65.000 tonnellate annue.

Alessia Cesarano

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