Un buco nero che si ciba velocemente

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La notizia è che un team di scienziati capeggiato dal Professor Ken Pounds dell’Università di Leicester ha osservato materia cadere in un buco nero a una velocità pazzesca, circa un terzo della velocità della luce, e ha pubblicato uno studio in merito su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society,  il titolo che ho scelto che la vede dalla parte di un buco nero che si ciba velocemente invece esplica la più importante conseguenza cosmologica.
Tutti sappiamo che razza di mostro sia un buco nero, non ci meraviglia che le forze in gioco siano in grado di accelerare tanto la materia, il punto è un altro … come forse saprete abbiamo osservato che la materia risucchiata in un buco nero non vi precipita dentro con una linea retta ma con una traiettoria spiraleggiante, formando il cosiddetto disco di accrescimento, la materia viene talmente accelerata che il disco è luminosissimo ma il buco nero “mangia” in maniera relativamente lenta.



Quello che è stato osservato da Pounds e colleghi è un po’ diverso, utilizzando dati raccolti da XMM-Newton l’osservatorio dell’ESA per i raggi X la loro attenzione si è posata su un oggetto lontanissimo (addirittura un miliardo di anni luce), PG211+143, che è una galassia di Seyfert, un nucleo galattico molto attivo, proprio misurando lo spostamento verso il rosso (red shift) dei raggi X hanno osservato materia che precipita direttamente nel buco nero supermassivo al centro alla incredibile velocità del 30% della velocità della luce.
Naturalmente la spiegazione di perché questo accada è abbastanza complessa ed è la conferma di un lavoro teorico recente effettuato con un supercomputer presso la stessa università, in poche parole quando il piano di rotazione degli anelli di gas non è allineato con quello del buco nero gli anelli si possono rompere e disturbare l’uno con l’altro, le osservazioni hanno rilevato gas estremamente vicino al buco nero (una distanza pari a solo venti volte l’orizzonte degli eventi) e che non aveva nessun moto rotatorio.
Veniamo alle conseguenze sulla conoscenza dei buchi neri supermassivi, questa osservazione suggerisce che possano crescere molto più in fretta di quanto precedentemente ritenuto e fornisce una spiegazione a un piccolo (o grande?) mistero, proprio osservando nuclei galattici lontanissimi (e dunque guardando molto indietro nel tempo) abbiamo osservato buchi neri di dimensioni tali che per averle raggiunte al tasso di crescita supposto avrebbero dovuto essere più vecchi dell’universo, cosa evidentemente impossibile.

Fonte immagine: ras.ac.uk

Roberto Todini

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