Caccia alla balena: l’Islanda ha detto stop

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La giornata mondiale della balena tra caccia e riscaldamento globale

Il 20 febbraio ricorre la giornata mondiale della balena. La ricorrenza è dedicata alla conoscenza e alla tutela di questi mammiferi marini la cui sopravvivenza è minacciata dalle attività umane. Appartenenti alla famiglia dei cetacei, le balene sono note per la loro grandezza. La più grande balena, la balenottera azzurra, ha le dimensioni di un edificio di dieci piani e pesa come trenta elefanti. Questi giganti del mare sono celebri anche per la loro intelligenza. Le balene amano giocare, imparano l’uno dall’altro e comunicano in maniera complessa, anche con canti. Altro record di questi mammiferi è la longevità: le balene artiche, per esempio, possono vivere più di cento anni. Nella giornata mondiale della balena, ricordiamo le minacce, prevalentemente di natura umana, che gravano sulla sua esistenza. E facciamo il punto sulle normative che ne regolamentano la caccia alla balena, a partire dalle ultime disposizioni annunciate dall’Islanda.

Islanda: stop alla caccia alla balena dal 2024

Quest’anno celebriamo questa ricorrenza con un peso in meno sul cuore. La scorsa settimana, infatti, la Ministra della Pesca islandese Svandis Svavarsdottir, del partito dei Verdi, ha dichiarato che l’isola non caccerà più questo animale a partire dal 2024. La caccia alla balena sarà quindi vietata allo scadere dei regolamenti governativi alla fine del 2023. Da questa data, le licenze alle ditte che uccidono e catturano balene a fini commerciali non saranno più rinnovate. E finalmente il paese dovrà rinunciare a questa pratica, in vero già vietata internazionalmente dal 1986. Va ricordato che dal 2019 in Islanda era permesso cacciare217 esemplari di balenottera minore e fino a 209 esemplari di balenottera comune, una specie a rischio di estinzione.



In quali paesi è consentita la caccia alla balena?

In un paio d’anni Norvegia e Giappone rimarranno presto gli unici due paesi a praticare la caccia a questi animali. Ma il motivo non è di certo di ordine morale. Il governo islandese si è infatti accorto che, a causa della pandemia, l’acquisto e il consumo di alimenti a base di carne di balena sono drasticamente diminuiti. La ridotta richiesta di questi prodotti non sarebbe più quindi sufficiente a rendere fruttuosa la caccia di questo animale. In breve: il gioco -tutto capitalista- della caccia alla balena non vale più la candela. A sua volta, la ridotta richiesta non nasce da una rinnovata sensibilità etica. Il calo dell’attività delle baleniere islandesi è motivato anche dalla concorrenza delle baleniere giapponesi la cui spietata attività è ostacolata solamente da Greenpeace.

Quanto costa la carne di balena?

La scelta di sospendere la caccia alla balena è quindi meramente economica. Ma quanto costa -e quanto rende- la carne di balena? Nel 2006, un chilo di carne di balena costava quasi 400,00 Euro. Oggi il valore di questa carne è calato e per i pescatori ogni capo ha un valore di circa di 25.000,00 Euro. Al momento, la caccia alla balena viene praticata principalmente per la carne, un prodotto tipico e amatissimo nelle località con tradizioni baleniere come il Giappone, l’Islanda e la Norvegia, nonché di alcune popolazioni indigene dell’America del Nord. Tuttavia, la carne di questo mammifero non è l’unica parte che viene commercializzata.

Perché si dà la caccia alle balene?

Se la carne di balena cala di prezzo, di questo animale c’è qualcos’altro di più prezioso per mercato umano. Non tutti infatti sanno che di questo cetaceo si utilizza anche una particolare sostanza che si trova nell’intestino dell’animale. Si tratta della cosiddetta ambra grigia: una sostanza alcolica odorosissima e simile alla cera. Questa sostanza è prodotta dall’apparato digerente del cetaceo per proteggere lo stomaco dai gusci più indigesti dei crostacei di sui si nutre. L’ambra grigia è molto richiesta dalle industrie dei profumi che la utilizzano per fissare l’aroma dei profumi, allungandone la durata nel tempo.

Chi caccia le balene oggi?

Attualmente solo due paesi, insieme alla dimissionaria Islanda, continuano a cacciare i giganti del mare. Due nazioni ancora sfidando l’opinione pubblica mondiale e le disposizioni della IWC, la Commissione Baleniera Internazionale, alla cui blanda moratoria si oppongono. Si tratta di Norvegia e Giappone, stato che fino al 2018 ha continuato a cacciare l’animale a fini, a sua detta, scientifici. Lontani dal voler cessare questa pratica, la stanno anzi costantemente incrementando. Le baleniere di questi tre paesi dal 1986 a oggi hanno ucciso circa 40.000 esemplari. Se nel paese nipponico le carni di questo maestoso mammifero sono utilizzate per preparare sashimi o taki , in Norvegia, la carne di balena viene mangiata fresca o lessa, accompagnata da patate.

Balene contro il riscaldamento globale

Non tutti conoscono il delicato e cruciale ruolo che questi giganti del mare ricoprono per l’intero ecosistema marino. Le balene, infatti, contribuiscono sensibilmente a ridimensionare le emissioni di CO2, sequestrando enormi quantità di carbonio dall’atmosfera. Come? Vagando per i mari moltiplicano la produzione di fitoplancton tramite le loro feci. Non solo: anche semplicemente immergendosi e risalendo in superfice trasportano, con i loro movimenti, minerali e altri nutrienti. Una grande balena assorbe nella sua vita in media 33 tonnellate di anidride carbonica, tanto più o meno quanto ci mettono duemila alberi in un anno.

Tanti auguri, care balene

Mentre attendiamo che anche Norvegia e Giappone appendano gli arpioni al chiodo, ricordiamo che a minacciare questi generosi giganti del mare ci sono anche la plastica in mare, la collisione con le navi e l’inquinamento acustico. Non ci resta davvero che fare tanti auguri alle care balene, sperando che a contrastare la loro strage non siano investimenti riparatori, ma serie riflessioni su valori diversi dal puro profitto economico e dal mito della crescita infinita.

Irene Tartaglia

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