Cadaveri del non-ritorno: ossa incise e mutilazioni

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Riti tombali per cadaveri 

Cadaveri che riposano nelle tombe con mezzi che assicurano il loro lungo sonno senza possibilità di risvegli.
Molti sono i cadaveri ritrovati nelle loro tombe con segni di profanazioni e vari espedienti per evitare che il morto potesse tornare nel regno dei vivi a tormentare amici, nemici e parenti.
Sono tradizioni macabre quelle che osservano alcuni ricercatori che hanno riportato alla luce delle sepolture medievali nello Yorkshire (in Inghilterra).
Una nuova scoperta che non sarà l’ultima.
I cadaveri si presentano mutilati con bruciature ed altre pratiche non proprio ortodosse usate per paura che il morto tornasse sotto le spoglie di uno zombie o di un vampiro.

Pratiche diffuse nel mondo

Sepolture del genere si trovano in molte parti del mondo, non solo in Inghilterra, addirittura in Italia, più precisamente a Venezia dove fu trovato un teschio con la mandibola bloccata da un mattone, in questo modo non poteva contagiare più nessuno.
Sono molte le leggende sui vari tipi di vampiri esistenti nelle tradizioni dell’est europa, soprattutto, non c’è solo il famoso Dracula (riguardo al quale son confuse le teorie dell’ubicazione del suo corpo. Forse il convento di Snagov in Valacchia o forse a Napoli).
A tutte queste tradizioni (sui vampiri o comunque sui non morti) corrispondono dei metodi per evitare l’estensione del contagio che in molte zone era legato a grandi epidemie (una delle quali la peste) che portavano gravi sciagure.

Studi inglesi su recenti tombe

I ricercatori inglesi hanno studiato i resti umani che risalgono al periodo che va dall’anno mille al 1300.
Su donne, uomini e bambini si notano incisoni, mutilazioni e bruciature che non sono state fatte in vita (altrimenti c’era il rischio che potessero essere atti di cannibalismo) ma una volta che la persona era trapassata.
Le ossa rinvenute nello Yorkshire attestano che i morti facevano parte dello stesso villaggio.
La paura che affliggeva gli abitanti del villaggio era più profonda del disprezzo con il quale ci si accaniva sul cadavere.
Altri rimedi erano la decapitazione o il rogo (ottenendo con quest’ultima pratica anche una distruzione dei batteri in caso di morbo).
Il villaggio di Wharram Percy è ormai abbandonato ma è oggetto di studi per ciò che concerne la vita del villaggio, gli usi i costumi e le conseguenze dell’abbandono.
Come in  Wharram Percy in molti altri villaggi sparsi per il mondo si son seguite le pratiche sui cadaveri per un non-ritorno!
I morti fanno paura e si trattano adeguatamente ancora oggi. Infatti nei confronti dei morti si fanno dolci ed altri regali nei giorni di anniversario e nel giorno del ricordo.
Tutto per non farli arrabbiare sperando che non tornino a disturbare i vivi.

La scienza fa progressi ma la mente umana?

Ai nostri giorni la scienza spiega perché gli abitanti del villaggio dello Yorkshire (come quelli di altri villaggi) hanno usato pratiche raccapriccianti per evitare un ritorno del morto. Il problema è che la medicina non era sviluppata come oggi e con le ombre del demonio sempre presenti non si aveva una mente lucida e nemmeno un livello culturale adatto per poter arrivare a deduzioni che oggi possono esser considerate normali.
I cadaveri producono rumori dopo la morte; gas e liquidi che il corpo elimina attraverso la fase di decomposizione e questo in quei tempi poteva far crescere la paura dei vivi facendo credere che il morto stava tornando.
Anche con l’aiuto della ragione a rischiarare le menti si continuano a nutrire paure nei confronti dei morti.
E’ solo rispetto oppure le leggende basate su tradizioni nascondono una mistica verità che fa tremare gli animi?

Marianna Di Felice

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