La cagna: amore, cinema e dominazione secondo Marco Ferreri

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Marco Ferreri ha sempre l’abilità di creare scenari rarefatti, alieni, futuristici con giusto una scenografia minimale, priva di fronzoli, una semplicità tecnica invidiabile. La fotografia di Marco Vulpiani ed il suo senso compositivo portano la leggerezza in un soggetto di Ennio Flaiano, in sintonia con il suo spirito irridente.

Film piccolo, prezioso, agrodolce, gradevole, La cagna tratta di Giorgio (Marcello Mastroianni), disegnatore e fumettista che vive come un eremita su un’isola lambita dal mare di Sardegna. Non ha che il suo cane fidato, Melampo, spesso catturato in simpatici primi piani.

La sua vita cambia con l’arrivo di Liza (Catherine Deneuve), borghese insoddisfatta che cade ai suoi piedi. L’amore prende una piega strana: lei uccide il cane e ne prende il posto, le movenze, le abitudini. Ferreri racconta con leggerezza ciò  che altri avrebbero trasformato in un incubo morboso.

Qui si fa semmai la parodia dei rapporti tra sessi: la vittima può essere in realtà la vera padrona della situazione. Lo si vede nel modo in cui Liza trascina Giorgio sull’isola portandolo via dalla moglie, che vive a Parigi e che ha con lui rapporti freddissimi. A darle corpo è la bellissima Corinne Marchand, cantante francese.

Qui la fantasia attutisce con esperienza la possibilità della pesantezza. Le luci sono chiare, il montaggio calmo. La composizione dell’immagine è rilassata, il ritmo delicato. L’ironia dei dialoghi è rarefatta, morbida, mai aggressiva.

Sembrerebbe comporre un ideale dittico con Il portiere di notte della Cavani, cui è distante in tutto e per tutto. La dominazione può divertire, basta che sia fatto a cuor leggero, per colpire le abitudini, le normalità del quotidiano.

In un mondo, quello di Ferreri, in cui perfino gli scogli sembrano essere costruzioni aliene, i rapporti sono sempre pronti alla sperimentazione, al gioco fantastico che qui esplora più l’amore che l’odio. Da ritrovare e gustare.

Antonio Canzoniere

 

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