“Cairo Vattene”: il punto sulla rottura tra società ed ambiente granata

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Il Momento del Toro

14° posto in Serie A, 5 sconfitte su 5 nelle ultime di campionato, ben 17 gol subiti e solo 2 segnati. Questo è il bilancio della crisi del Toro, precipitato ora in prossimità di una zona retrocessione che i tifosi granata si erano appena disabituati a frequentare. Poco importa se Torino-Parma è stata rimandata: una vittoria non sarebbe certo bastata ad ammansire l’ambiente. La contestazione del “Cairo Vattene” trascende infatti l’ambito sportivo, ed è piuttosto radicata nella convinzione del popolo granata che tra la società Torino FC ed il Toro inteso come ente morale si sia ormai creata una distanza inaccettabile.

I Motivi della Contestazione

  • Il Progetto Tecnico

Prima non per importanza ma per evidenza è senz’altro la questione del progetto tecnico. La sufficienza con cui Cairo ha affrontato l’avventura europea l’estate scorsa già prometteva guai un presagio che si è poi realizzato il mese scorso, durante il calciomercato di Gennaio. In piena crisi di risultati e con una panchina inverosimilmente corta, il Torino ha pensato bene di chiudere con 0 acquisti e 7 cessioni. Come se non bastasse il danno, ecco l’immancabile beffa: sulle pagelle della Gazzetta il mercato del Toro si guadagna addirittura il 6. Un’analisi assurda; farebbe persino ridere se solo il giornale rosa non fosse di proprietà di Cairo, che dimostra così una faziosità a dir poco avvilente.

  • Il Filadelfia, il Museo ed il Robaldo

Persino il Filadelfia, rimesso in sesto nel 2017, non sembra raggiungere i risultati sperati. Tra il presidente e la Fondazione prosegue un botta-e-risposta serrato sulle responsabilità del ritardo dei lavori per il secondo e terzo lotto dell’impianto. La confusione del dibattito non fa altro che frustrare ulteriormente il tifo granata: l’aspettativa era di vedere finalmente il Museo al Fila ed il Robaldo pronto per le giovanili. Si continua ad attendere un luogo degno di essere chiamato Casa.

  • L’Esperimento Sociale

La fatidica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Nel corso di Torino-Napoli e Torino-Inter è stato autorizzato l’accesso di ultras avversari in Curva Primavera, luogo di tifo dei Torino Hooligans, fortemente critici della gestione Cairo. Nel corso di Torino-Inter in particolare ci sono stati scontri che hanno portato all’emissione di 75 daspo nei confronti dei TH. Durante la conferenza stampa la Digos ha utilizzato il termine “esperimento sociale” per descrivere un progetto societario che prevedeva di trasformare la Primavera in una sezione mista dello stadio. Questo ha destato molta indignazione da parte della stampa, così la Questura di Torino ha dovuto precisare che non erano gli Hooligans ad essere oggetto di questo “esperimento”, bensì la curva nel suo insieme una scusa davvero poco convincente, dal momento che la presenza dei TH in Primavera era ben nota alla società, che non ignorava certo le probabili conseguenze della convivenza tra ultras.



“Cairo Vattene”

È l’insieme di questi fattori che ha portato l’ambiente granata alla rottura definitiva con Cairo. Da mesi ormai le vie di Torino pullulano di teloni con lo slogan “Cairo Vattene”. Persino gli Ultras Granata, tradizionalmente più bilanciati dei TH nei loro rapporti con la società, hanno deciso di contestare. Insomma, la gestione Cairo sembra aver tradito la fiducia dei tifosi, anteponendo interessi privati alle esigenze sportive e non del popolo granata. La sensazione, per quanto sia spiacevole ammetterlo, è che il Torino FC sia qualcosa di estraneo al concetto di Toro un’idea tramontata forse nel 2005, insieme al leggendario stemma ovale.

Paolo Bertazzo

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