Calabria, il turismo di questa terra parla tedesco

La Calabria diventa la meta virtuosa delle vacanze made in Italy

La regione Calabria torna a farsi apprezzare fra gli europei. Per questo motivo la fondazione Deuscht ReiseVerband, operativa nel settore turistico, ha scelto Reggio Calabria per il suo meeting internazionale annuale.

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Spesso la Calabria è considerata “terra di nessuno”, o ancor più terra di rapina. Depredata, umiliata e spogliata di tutto nei secoli, questa regione appare agli occhi degli italiani come la “Cenerentola mal messa dello stivale”, una regione – non regione.

Eppure quei signori marziali dell’Europa, che tanto ci bacchettano, con la Calabria stanno costruendo una corrispondenza d’amore. Non è una coincidenza se il nuovo turismo calabrese parla tedesco, perché già Goethe, amatore dei grandi tour, aveva intercettato le potenzialità di questo territorio che ha “il sole in fronte e l’oro in bocca”. La saudade prodotta dal Meridione italiano non ha smesso di contagiare l’anima germanica da quel momento in poi.

Forse non è cosa risaputa, ma nello scorso ottobre Reggio Calabria, l’ultima provincia d’Italia, ha ospitato il primo meeting internazionale della Deutscher ReiseVerband (Drv) in Italia. La federazione, che rappresenta l’industria turistica in Germania, ha scelto le sponde di Scilla e Cariddi per uno degli appuntamenti più attesi dell’Europa nel settore. Per la Calabria, territorio depresso dalla presenza della criminalità organizzata tra le più potenti al mondo, potersi presentare agli occhi dell’Europa come un luogo virtuoso in cui trascorrere le vacanze è finalmente un sogno che diventa realtà. Normalmente i turisti fanno rotta verso Reggio Calabria per visitare i Bronzi di Riace, un capolavoro greco al pari della Nike di Samotracia, per poi lasciare presto le sponde calabresi alla volta della Sicilia. E invece la Calabria ha molto di più da offrire: essa stessa è una perla sconosciuta che si affaccia sul Mediterraneo e che molti italiani disdegnano per mete più esotiche.

ultima voceScilla, per esempio, un borgo di pescatori sulla costa tirrenica detta “viola” per i suoi tramonti acquarellati e per le sue acque azzurre fuse con il verde dell’Aspromonte, è tra i gioielli più apprezzati dai turisti europei, tedeschi e francesi in testa. Dalla rocca dove sporge il castello dei Ruffo di Calabria si possono “toccare con un dito” le isole Eolie.

Quando si parla di sviluppo del Sud bisognerebbe partire da queste rarità e trovare in casa propria il potenziale da spendere a livello globale. Non ci sarebbe bisogno di fare grandi investimenti, basterebbe aumentare la presenza di strutture ricettive sul territorio, predisporre qualche strategia di marketing rivolgendosi a chi il turismo lo mastica come pane quotidiano (vedi la riviera romagnola), ma soprattutto far funzionare le istituzioni a livello locale con uomini competenti e amanti della propria terra. La Calabria non ha bisogno di grandi opere pubbliche né di grandi slogan come quello del ponte sullo Stretto per anni vessillo demagogico del partito di turno; la Calabria e i calabresi hanno bisogno di un’iniezione di fiducia in sé stessi, per non sentirsi ancora ripetere che sono la zavorra dell’Italia.

La presenza del congresso della Drv già è una nota a favore del territorio calabrese e soprattutto di Reggio Calabria, normalmente meno nota della Costa degli Dei o della Costa dei Cedri. Le agenzie di viaggio tedesche tendono ad aggiungere fra le mete anche i luoghi in cui si è svolta la tavola rotonda. Gli operatori del settore, infatti, sono soliti indirizzare verso quegli stessi luoghi che hanno visitato di persona, tanto che le stime parlano di incrementi pari all’11%. Questa crescita è evidente anche per chi vive in questa regione solo d’estate, come gli emigranti interni, ma ancora di più per chi in Calabria ci rimane tutto l’anno. Settembre e ottobre, infatti, sono tra i mesi più ambiti dai tedeschi che qui cercano “la garanzia del sole”.

Se ancora siete scettici e vi state chiedendo “Quanto c’è da vedere in Calabria?” immaginate una terra magno-greca con siti archeologici a cielo aperto, con un microclima da paradiso terrestre e la possibilità di scegliere tra mare o montagna, di perdersi fra i borghi rupestri e le leggende dei briganti. Un luogo dove l’ospitalità è sacra e il cibo ha il sapore di una volta, dove i dialetti sono un valore e l’onore altrettanto. Un luogo, quello dello Stretto, da annoverare come patrimonio paesaggistico dell’umanità e che potrebbe farsi valere come “regione autonoma a statuto speciale”. Una provocazione? Mica tanto. Nella Calabria si concentrano più “Calabrie”, e quella dello Stretto ha troppe contaminazioni, nel bene e nel male, per non essere oggetto di valutazione politica. Cosa penserebbe il ministro del Sud in proposito?

Jenny Canzonieri

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