Calciomercato impazzito

Di Carlo Nesti


Gesù entrò nel tempio, e ne scacciò tutti quelli che vendevano e compravano; rovesciò le tavole dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombi”

(Matteo 21,12).

Lungi da me l’idea di mescolare il sacro con il profano, ma a quanti non verrebbe in mente qualcosa del genere, quando il Calciomercato diventa megafono di somme di denaro immense, capaci di risolvere tanti problemi dell’umanità, prioritari rispetto al calcio?

Anche io potrei arrendermi, davanti a chi classifica come “demagogico” qualsiasi tentativo di contestare la legge economica della domanda e dell’offerta, ma è difficile tacere.

Che il mercato del calcio sia impazzito, ce ne siamo accorti da un pezzo, ma è giusto soffermarci sul presente, perché le massime impennate sono attuali.

2016: 105 milioni per Pogba dalla Juventus al Manchester United. 2017: 222 milioni per Neymar dal Barcellona al PSG. Sempre 2017: 105 milioni per Dembelè dal Borussia Dortund al Barcellona. Gennaio 2018: 120 milioni per Coutinho dal Liverpool al Barcellona.

In mezzo secolo, il prezzo di un calciatore top si è moltiplicato per circa 330 volte, con una accelerazione mai vista in altri settori, dall’oro al pane.

Ma attenzione: questo boom riguarda anche i giocatori “normali”, perché ogni affare, 6 anni fa, costava in media 4 milioni e mezzo, mentre ora 8 milioni, con un aumento dell’80 per 100.

A inizio decennio, l’Uefa, con il fair play economico, aveva varato regole per arrivare alla parità dei bilanci, ma è una battaglia molto complicata, in quanto potete immaginare da quante pressioni sia condizionata.

L’unica cosa certa è che devono scandalizzare più gli stipendi dei campioni, che non le cifre, con le quali sono stati acquistati. Finché, per un Pogba quotato 100, che se ne va, arriva un Higuain quotato 100, che arriva, possiamo anche scherzare con le valutazioni.

Ma quando è noto che i guadagni di un solo professionista, Messi, ammontano a 40 milioni di Euro, e Ronaldo fa il muso, a Madrid, perché vuole, orgogliosamente, almeno la stessa cifra, essendo Pallone d’Oro, è difficile non ridere, per non piangere.

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