Calvino e l’Italia magica: un secolo tra fiaba e realtà

Un neoilluminista inquieto, un razionalista tenace e battagliero, scettico e ironico. Un narratore e un intellettuale ancorato ai valori di un moderno umanesimo laico e aperto come pochi altri alle novità del proprio tempo, una presenza indispensabile per la nostra cultura… questo e altro fu Italo Calvino.’’

Sono da poco cominciati gli anni Cinquanta quando un Calvino ancora in piena fase neorealista scrive I giovani del Po, un romanzo del tutto fallimentare che sarà edito in rivista solo alcuni anni più tardi. Il clima culturale in cui muove Italo Calvino è quello di un neorealismo già ben delineato: inevitabilmente, anche lui vi aderisce. E tuttavia le sue opere cominciano a distinguersi fin da subito per la loro natura ‘’fiabesca’’. Nonostante il marcato intento realista, Calvino è già in qualche modo portato a quella letteratura dai toni favolistici con cui tutti lo conosciamo e apprezziamo. Al punto che quando scrive I giovani del Po per aderire al clima culturale circostante, ne esce un testo ‘’forzato, un fallimento totale’’.

Un istinto alla fiaba

Così scrive lo stesso Calvino, alcuni anni dopo la stesura, riferendosi a I giovani del Po:

Miravo a dare un’immagine d’integrazione umana. Invece mi venne un libro insolitamente grigio, in cui la pienezza della vita, benché molto se ne parli, si sente poco. Poi è successo che appena terminato questo libro, per rifarmi del castigo imposto alla fantasia, ho scritto Il visconte dimezzato.

L’impegno culturale e politico è, per Calvino, un dovere morale cui il letterato del suo tempo deve render conto. Ma I giovani del Po e il fallimento di un romanzo che pure rispetta a pieno i canoni del neorealismo, gli insegnano che questo non significa dover rinunciare al proprio ‘’istinto narrativo’’. Che, nel caso di Calvino, è tutto indirizzato verso i toni e le atmosfere della fiaba,  con la sua Italia magica.

Sarà proprio nel momento in cui Italo Calvino asseconda questa sua inclinazione che assisteremo a una vera svolta nella sua carriera di narratore. E che avremo, finalmente, una scrittura pienamente consapevole e consapevolmente brillante. Come quella delle Fiabe italiane, della trilogia, della cosiddetta ‘’fase combinatoria’’ e più avanti ancora dei testi fantascientifici.

La trilogia di Calvino e l’Italia magica

Ed è proprio così che nasce la trilogia, composta da Il visconte dimezzato (1952), Il barone rampante (1957), Il cavaliere inesistente (1959). Non sarà il neorealismo voluto dalle tendenze letterarie che inaugurano il dopoguerra, ma il clima fantastico dei tre romanzi rende l’idea di un’allegoria sull’uomo contemporaneo.

L’impianto della trilogia è fantastico, e sull’attualità non dà alcun tipo di opinione specifica. Per questo potrebbe sembrare – ma solo a un primo, superficiale sguardo –  estemporaneo. Ma è proprio in questo che sta la genialità di Calvino e l’Italia magica. Così egli stesso lo racconta:

Si tratta più che altro di temi morali che l’immagine centrale suggerisce e che trovano un’esemplificazione anche nelle storie secondarie. Nel Visconte storie d’incompletezza, di parzialità, di mancata realizzazione d’una pienezza umana. Il Barone storie d’isolamento, di distanza, di difficoltà di rapporto col prossimo. Nel Cavaliere storie di formalismi vuoti e di concretezza del vivere, di presa di coscienza d’essere al mondo e autocostruzione d’un destino, oppure d’indifferenziazione dal tutto.

Fantastico, quindi, ma denso di significati storici. La forma allegorico-simbolica consente una fruizione immediata e ingenua, che si appaghi della semplice dinamica narrativa superficiale. E dall’altro lato una fruizione di secondo livello, che rilevi i significati profondi del testo.

Italo Calvino e l’Italia magica

Il neorealismo non fu una scuola’’ scrive Calvino nella prefazione al Sentiero dei nidi di ragno del 1964. Ma ”un insieme di voci, in gran parte periferiche, una molteplice scoperta delle diverse Italie’’. È in questo clima di sostanziale fiducia nella storia, di smania di raccontare le recenti esperienze belliche e resistenziali che, tra le varie voci, si inserisce quella tutta originale di Calvino e l’Italia magica.

Anche se – confessa Calvino stesso – in modo non ancora pienamente consapevole, il suo neorealismo assume fin da subito i toni fantastici e fiabeschi che lo caratterizzano. Quando scriveva Il sentiero dei nidi di ragno, per esempio, non aveva messo bene a fuoco questa sua forza narrativa.

Lo sguardo del bambino

Eppure una scelta così semplice come l’adozione del punto di vista del bambino Pin, determina il carattere fiabesco del racconto. Poiché ‘’il motivo del gioco, dell’incantesimo, della fiaba, e in genere i motivi del meraviglioso, del misterioso e dell’incantato, sono tutti motivi evocati dallo sguardo infantile di Pin’’ (Calligaris).

Per il protagonista de I sentieri dei nidi di ragno, la resistenza diventa una fiaba a lieto fine. Ed è bastato solamente un cambio di prospettiva, uno sguardo di ingenuità rinnovata a conferire a un evento storico di tale gravità una leggerezza nuova. Come quella che esiste solo nelle favole.

Noemi Eva Maria Filoni

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