Aspiranti camorristi: la relazione della DIA parla dei giovanissimi reclutati

Sempre più giovani si uniscono ai clan, attratti da modelli negativi di riferimento

photo by informazione.campania.it
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È notizia di qualche ora fa, quella che vede come ‘protagonista’  un attentato nei confronti del giovane 23enne Gaetano Caputo. Accade a Cercola, un paese in prossimità dell’area vesuviana. 3 colpi di pistola sono stati esplosi da due sicari, uno dei quali ha raggiunto l’anca di Caputo. Il giovane non è nuovo a sparatorie essendo coinvolto, lui come tanti, in una guerra tra clan.

Si torna a sparare, quindi, a cielo aperto. Forse non si è mai smesso. Sembrava esserci una battuta d’arresto per la camorra napoletana, ma i dati della relazione semestrale della Direzione investigativa Antimafia e i numerosi episodi come questo raccontano un’altra storia.




Una storia fatta di ragazzini sempre più giovani e sempre più disperati. Molti di loro provengono già da famiglie implicate negli ambienti camorristici, altri sono semplicemente disposti ad usare ogni mezzo per conquistarsi un posto nel mondo. Che sia un vicolo, una scalinata, un quartiere. La fotografia scattata dalla DIA (Direzione Investigativa Antimafia) e consegnata al Parlamento descrive un vero e proprio disagio generazionale.

Scorribande notturne, sparatorie, pattugliamento del territorio, come in una guerra

Napoli è la città con più arresti e investigazioni in corso. Una città dove si assiste anche al fenomeno della frammentazione della criminalità: sono almeno 26 i gruppi camorristici che si contendono le ‘zone centrali’ come i quartieri spagnoli e il rione della Sanità. Lo stesso, in proporzione, avviene anche nelle zone periferiche già tristemente famose per essere dei grandi mercati di smercio di droga, come Scampia e Secondigliano. L’obiettivo è sempre lo stesso: avere un luogo dove smerciare, fare affari, spacciare. Quello che viene evidenziato dalla DIA riguarda però i giovani.

I modelli negativi utilizzati dalla camorra

I modelli negativi trasmessi dai clan e assorbiti dai media, diventano un’ambizione. La via della criminalità la più breve per raggiungere ricchezza e prestigio in contesti spesso degradati, dove è più facile barcollare difronte alle tentazioni. La camorra questo lo sa. Ed i giovani e giovanissimi sono divenuti una fonte inesauribile dove poter reclutare gli aspiranti criminali.

Cominciano con il fare la vedetta, poi passano allo spaccio e qualche volta vengono utilizzati anche per commettere reati più gravi, come ricatti e omicidi. La tendenza alla frammentazione dei clan nel centro di Napoli e al reclutamento di ragazzi sempre più giovani sono, quindi, i processi evidenziati dalla relazione della DIA. La camorra, anche se in silenzio, gode di ottima salute e si prende, in silenzio, ciò che c’è di più caro: i giovani e il futuro.

Marta Migliardi




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