Canale di Otranto: non ci sono più pesci! 100 ricercatori firmano un appello per il governo

La biodiversità del Mediterraneo è in declino da decenni: un terzo della sua popolazione ittica è andata perduta negli ultimi 50 anni. Inquinamento e cambiamenti climatici giocano un ruolo, ma la responsabilità principale è legata alla sovrapesca. Il mare Adriatico è purtroppo una delle aree più a rischio e il canale di Otranto non fa eccezione, anzi.

Mattina presto. Una spiaggia sulla costa salentina, lungo il canale di Otranto, una delle zone costiere più suggestive della nostra penisola. Mentre la giornata inizia, i pescatori ritirano le loro attrezzature e il magro bottino.

«Come va oggi?»

«Eh, non ho preso quasi niente. Ma ormai vengo qui solo per passare il tempo…»

«Non abbocca nulla?»

«Macché. Fino a vent’anni fa sì, ma ormai ci sono sempre meno pesci…»

Chi vive in una località sul mare ha sicuramente – prima o dopo – avuto un dialogo simile a questo. Certo: la percezione del pescatore amatoriale da riva, che lancia la canna da pesca sperando che abbocchi qualcosa, non è un metodo di rilevazione affidabile; ma restituisce un’impressione che, purtroppo, non è così lontana dai dati reali sulla fauna marina del Mediterraneo. Alcuni interventi, negli ultimi anni, sono stati fatti e iniziano a portare qualche risultato. Ma tante sono ancora le aree dalle quali giungono dati allarmanti. Una di queste è la zona del canale di Otranto.

La razzia dell’Adriatico

Il mar Adriatico è una delle zone più sfruttate dalla pesca industriale. Mantiene anche il triste primato della più alta concentrazione mondiale di pesca con reti a strascico. Tanto che, secondo alcune rilevazioni, il 90% delle risorse ittiche è in via di esaurimento. Il canale di Otranto – tra penisola salentina e Albania – è una delle zone più a rischio. Dati allarmanti, superiori anche alla media del resto del mar Mediterraneo. Eppure invertire la rotta pare ancora possibile e, sorprendentemente, senza nemmeno troppe restrizioni.

La riserva di Fossa di Pomo

Proteggere le aree chiave può ribaltare la situazione. Lo dimostrano i dati che arrivano dalle ricerche effettuate nella zona della Fossa di Pomo (Jabuka in croato). Quest’area protetta è frutto di un accordo straordinario: ONG, pescatori, autorità e scienziati hanno deciso di proteggere questa zona, individuata come area chiave per la riproduzione di naselli e scampi. A quanto pare la popolazione ittica si sta riprendendo più velocemente di quanto previsto, con ricadute favorevoli anche su altre zone dell’Adriatico.

I risultati della chiusura di Fossa di Pomo dimostrano come l’istituzione di riserve marine o zone di restrizione alla pesca  possano contribuire al recupero della risorse ittiche e della biodiversità marina. Queste misure andrebbero replicate anche nell’Adriaco meridionale sostenendo il futuro di una pesca più responsabile e sostenibile – Domitilla Senni di MedReAct

Concordemente a quest’esperienza, uno studio recente ipotizza che proteggendo il 5% degli habitat marini si potrebbe avere un incremento della pesca globale del 20%. Un esempio da seguire, come vorrebbe l’appello inviato al Governo a proposito del canale di Otranto.

L’appello al Governo

Su queste basi, 100 ricercatori facenti capo a 37 Università e Centri di ricerca italiani e esteri hanno firmato un appello indirizzato al governo italiano per sostenere urgentemente l’istituzione di una riserva marina nel canale di Otranto tra Italia e Albania. La proposta,  avanzata da MedReAct e dall’Adriatic Recovery Project alla Commissione Generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM), prevede la chiusura alla pesca di fondo di una zona ricca di habitat e specie vulnerabili e una riduzione nelle aree limitrofe. La zona ospita importanti aree per la riproduzione e la crescita di diverse specie marine e la presenza di habitat favorevoli alla riproduzione.

L’importanza del canale di Otranto

Secondo MedReAct la zona identificata nel canale di Otranto ospita importanti aree di nursery di specie commerciali come il gambero rosa, il nasello, lo scampo, il gambero rosso, il gattuccio boccanera e una varietà di habitat vulnerabili, tra cui comunità di coralli profondi, spugne, corallo bambù e pennatule. Tali specie creano eterogeneità e stabilità negli ambienti di fondo, aumentando la biodiversità e fornendo un importante rifugio a pesci e invertebrati, anche di valore commerciale.

Inoltre, gli habitat di coralli profondi agiscono come aree di riproduzione permettendo il rinnovamento di specie ittiche sovrasfruttate e svolgendo un ruolo fondamentale negli ecosistemi dell’Adriatico – MedReAct

In attesa di risposte

Certamente non bastano le proposte avanzate da ONG e comunità scientifiche. Le autorità devono dare il loro sostegno. Come accade ad esempio nella zona della Fossa di Pomo, dove – grazie ai fondi dell’Unione Europea e allo sforzo congiunto delle autorità locali – è stato messo in piedi un sistema di controllo e tracciamento delle attività di pesca che unisce agli strumenti tradizionali, innovazioni tecnologiche e informatiche. Le aree protette, insomma, devono essere protette sul serio! E quella del canale di Otranto è un’area che, per le sue caratteristiche, sarebbe fondamentale riuscire a preservare.

L’appello, indirizzato al ministro Patuanelli, chiede che il Governo agisca rapidamente, visto che sulla proposta presentata alla Commissione Generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM) nel 2018 ancora non si è espresso.

Bisogna fare in fretta

L’esempio dell’area protetta nella zona della Fossa di Pomo dimostra che si possono ottenere risultati straordinari in tempi più rapidi del previsto. Ma – per far sì che nei nostri mari ci siano ancora sufficienti esemplari da poter dare il via a un ripopolamento – bisogna affrettare i tempi.

Il consumo responsabile e la lotta alla pesca illegale sono fattori importanti nel ripopolamento dei nostri mari – oltre che elementi di civiltà che società e individui non possono ignorare. Ma servono anche decisioni da parte dell’autorità e sforzi perché queste decisioni vengano attuate e difese.

Fondamentale è che i Governi prendano coscienza della situazione del Mediterraneo e diano ascolto agli appelli di chi da anni si occupa del suo studio e della sua protezione. Prima che la meravigliosa e ricca biodiversità del Mediterraneo sia definitivamente compromessa.

Simone Sciutteri

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