Cannabis per curare l’ansia, è sempre indicata?

Secondo Jordan Tishler, medico specializzato in trattamenti a base di cannabis, non sempre le persone che convivono con l'ansia hanno le idee chiare sull'uso della sostanza a scopo terapeutico.

In tanti non conoscono nemmeno la differenza tra ansia e stress, che vanno curati in modo diverso

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Chi non ha mai sentito parlare della cannabis come “cura naturale” per l’ansia?

Un amico, un conoscente, magari un vicino di casa che semplicemente si è informato su internet sugli eventuali effetti benefici della cannabis per curare l’ansia e i disturbi connessi. La verità è che bisognerebbe essere molto cauti, sia perché non è veramente chiaro l’effetto che una cura a base di canapa possa avere su ogni singolo paziente, sia perché tutte le ricerche effettuate finora sul tema si rivelano abbastanza vaghe sul dosaggio.

Sul The Guardian è stata pubblicata un’intervista a Jordan Tishler, medico titolare del Massachusetts Medical Marjuana Doctors, , il quale si dice preoccupato in quanto , molto spesso, le persone si auto-diagnosticano l’ansia e fumano tutto il giorno credendo di curarsi. Un approccio al problema privo di logica: innanzitutto, sostiene il medico, si dovrebbe avere ben  chiara la differenza tra ansia e stress: “Quest’ultimo è una reazione a situazioni difficili, quali possono essere una condizione lavorativa non ottimale oppure una difficoltà nelle relazioni sociali. Il disturbo ansioso, invece, è caratterizzato da sentimenti come preoccupazione e angoscia senza un’apparente motivo”.

Ansia e stress non sono la stessa cosa

In quanto disturbi diversi, necessitano di approcci alla cura diversi: anche qualora si volesse utilizzare la cannabis. È stato dimostrato come THC e CBD, i due principi attivi della canapa, possano rivelarsi utili in diverse circostanze, in particolare l’abbassamento della soglia del dolore fisico, ma il fatto che non siano mai stati stabiliti seriamente dei dosaggi preoccupa Tishler: “Stabilire il limite tra un eventuale beneficio e un’intossicazione è complicato”. Il suo consiglio, in ogni caso, sarebbe quello di assumere una piccola quantità della sostanza prima di andare a letto, così da evitare tutti gli effetti collaterali che potrebbero influire negativamente sul lavoro e i rapporti umani.

Sul tabloid inglese seguono poi le parole di Jonathan Avery, direttore del reparto di psichiatria delle dipendenze dell’ospedale di New York-Presbyterian, che è stato più cauto rispetto al suo collega: “Conosciamo bene il sollievo procurato dalla cannabis in tanti pazienti, tuttavia le maggiori probabilità di avere un buon risultato stanno ancora nella psicoterapia accompagnata all’eventuale uso di farmaci – dopodiché chiosa – Le prove dei benefici della marijuana però non sono forti”.

Rimedio o causa?

In diversi soggetti, quella che dovrebbe essere una “cura”, diventa la causa scatenante. Sono acclarati infatti episodi di attacchi d’ansia e di panico provocati dalla cannabis: questo perché non sono ancora veramente chiari gli effetti di THC E CBD di ogni singolo paziente a livello psichico. Varietà diverse di cannabinoidi, potrebbero provocare effetti diversi.

A questo punto, per le persone che almeno una volta nella vita – o con una certa regolarità – hanno trascorso dei momenti particolarmente spiacevoli in seguito ad una boccata di THC, la domanda sorge spontanea: che la cannabis non sia veramente la sostanza adatta a voi?

PIetro Colacicco

 

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