Rimini: tra i benefit ai dipendenti ci sono anche i biscotti alla Cannabis

A Rimini, in azienda, la lotta contro lo stress da lavoro ha un nuovo eroe: la Cannabis

Ai dipendenti, contro lo stress da lavoro, vengono dati biscotti e tisane a base di Cannabis

Cannabis
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Una società riminese, la Black marketing guru, startup che si occupa di comunicazione e marketing su Internet, ha deciso di aggiungere ai benefit aziendali, a favore dei dipendenti, una varietà di tisane e biscotti alla marijuana e profumi d’ambiente ricavati tutti dalla cannabis con principio attivo legale.

L’intento primario della dirigenza è quello di  vincere la battaglia più ardua, quella contro lo stress da lavoro: “Abbiamo deciso di rendere il nostro ambiente ancora più rilassante” – ha detto Giacomo Arcano, fondatore dell’azienda, al Resto del Carlino. L’azienda sta mettendo a disposizione dei dipendenti vari prodotti “derivati della cannabis legale che si trovano oggi facilmente in commercio in tanti negozi”. E allora perchè non portarla in azienda? Se il suo uso è completanente legale all’esterno, perchè non portarla all’interno, negli uffici, e permettere alle sue propietà di rendere il lavoro, per così dire, più… piacevole?

 

Quali caratteristiche deve avere la Cannabis per essere legale?

La Cannabis “Light” è legale se ha il THC inferiore allo 0,2% ed è permessa un’oscillazione fino allo 0,6%. Le genetiche della Sativa, la cannabis italiana da cui si trae la Light (che si differenzia dalla cannabis indica, la cui coltivazione fu definitivamente vietata nel 1975) sono state ottenute con metodi agronomici innovativi basati su accurati studi botanici. In questo modo è stato possibile dare origine a varietà tanto depotenziate dal punto di vista degli effetti sulla psiche, da non poter più essere considerate degli stupefacenti.
Un pò di storia
All’inizio del ‘900 quello della canapa era un settore estremamente florido: la produzione a base di canapa dava vita a corde, vele, e tessuti resistenti. Col passare degli anni però il comparto entrò in crisi a causa della concorrenza di tessuti artificiali come il nylon, e venne travolta indirettamente nel 1975, con l’avvento della legge per la disciplina degli stupefacenti che vietò la coltivazione della cosiddetta canapa indiana.
La legge 242 del 2016 ha puntato ad incentivare nuovamente le coltivazioni italiane, che erano state fortemente danneggiate dal divieto degli anni Settanta. Regole più flessibili e la possibilità di non dover richiedere autorizzazioni statali hanno permesso alle coltivazioni di canapa italiana di acquisire nuova linfa. Una legge richiesta da più parti, che ha rilanciato la produzione italiana, con l’effetto collaterale di aprire il varco alla cannabis light legale.
Elisabetta del Nobile

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