Capolavori che ritornano: Novecento di Bernardo Bertolucci dopo il restauro

Locandina di Novecento. Fonte: wikipedia.org
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Citazioni pittoriche, politica, ideologia, melodramma popolare e letteratura, Verdi e Marx: tutto questo è Novecento di Bernardo Bertolucci. Film in due atti, opera magniloquente e passionale, partigiana senza che l’idea politica prenda il sopravvento sul suo respiro e la sua bellezza, fu presentato quarantadue anni fa al Festival di Cannes fuori concorso.

In quell’edizione famosissima del festival, in cui la Palma d’Oro fa data all’altrettanto celebre Taxi Driver, il film di Bertolucci venne già preso quale film evento, maratona estetica di cinque ore e grandi interpretazioni.

La storia del padrone Alfredo (DeNiro) e del contadino Olmo (Depardieu), amici-nemici, oppressore ed oppresso attraversa la storia italiana dalla monarchia al fascismo fino alla conclusione repubblicana.


L’attenzione al dettaglio viscontiana si coniuga con la grazia di Bertolucci, lo scavo dell’intimità, i colori di Storaro, il montaggio di Franco Kim Arcalli che plasma vividamente la narrazione.

Ebbene, come già è accaduto recentemente alle opere di Vigo e dei Lumiére la Cineteca di Bologna ha restaurato i due atti del film ed il primo sarà rimesso in sala il 16 aprile.

Due anni di riprese, le musiche di Ennio Morricone a coronare il tutto, lo splendore della campagna emiliana: Bertolucci ha giocato in casa e ha vinto la scommessa con collaboratori d’eccezione.




Burt Lancaster nella parte del vecchio padrone, grande prosatore della recitazione secondo Bertolucci contrasta e s’armonizza perfettamente con lo Sterling Hayden, cowboy padano dalla cui stirpe nascerà l’Olmo del Depardieu.

Dominique Sanda, magnetica attrice già contattata da Bertolucci per Il Conformista, scoperta da Rober Bresson, è il perfetto contraltare della presenza fisica e terrestre di Stefania Sandrelli.

Romolo Valli e Laura Betti, uniti nell’ideologia da Sutherland, brillano nel film come gioielli.

A prescindere dall’ideologia, da calpestare in toto, il film è un capolavoro da amare e riscoprire. Il talento non ha partito, nonostante a volte sia fatalmente attratto da simili pastoie.

Antonio Canzoniere

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