Caporalato: cos’è e come viene combattuto

In Puglia si parla di emergenza provinciale nel territorio foggiano

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Negli ultimi mesi abbiamo sentito parlare sempre più del fenomeno del “caporalato”, ma cos’è?
Il termine deriva dai caporali: gente che si occupa di reclutare persone, trasportarle e farle lavorare, per lo più nel settore agricolo, per 12 ore al giorno, anche a 2 euro l’ora. E’ inutile dire che la manodopera è composta da migranti.

IL FENOMENO IN PUGLIA

Il comprensorio foggiano è diventato noto per lo sfruttamento nei campi dei migranti e la presenza di baraccopoli dove sono costretti a vivere. Da una di queste, il Gran Ghetto di Rignano con ben 500 “abitanti”, provengono i 12 morti nell’ incidente stradale di ieri, che ha visto lo scontro frontale di un furgone sovraffollato carico di migranti ed un tir. Con molta probabilità le vittime stavano tornato al ghetto dopo il turno di raccolta dei pomodori nelle campagne circostanti. Una vicenda che è tristemente uguale a quella avvenuta sabato scorso ad una manciata di chilometri di distanza, dove persero la vita altre 4 persone. Dopo gli avvenimenti e le tragedie legate al fenomeno si può parlare di emergenza provinciale

COME FERMARE IL BUSINESS

Secondo il report della CGIL, i lavoratori stranieri che fanno parte del caporalato a livello nazionale sono oltre le 220mila unità: lavoratori invisibili che escono da qualsiasi forma di contrattazione nazionale, di copertura o di sicurezza sul lavoro, dove il salario si oscilla sui 4 euro per 375kg di raccolto. E quindi d’obbligo parlare pure di evasione fiscale: il business del caporalato si aggira sui 4.8 miliardi di euro.

La Legge Martina 

A cercare di contrastare il fenomeno ci pensò l’ex Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali ed attuale segretario del Partito Democratico Maurizio Martina, che nel 2016 fece approvare l’omonima legge. Il testo prevede sanzioni sia per i reclutatori che per i datori di lavoro coinvolti nell’ utilizzo della manodopera, con pene di reclusione da uno a sei anni e multa da 500 a 1000 euro per ogni lavoratore reclutato, con un’aggravante in caso di violenza e minacce che aumenta la reclusione da cinque a otto anni e la multa da 1000 a 2mila euro; oltre alla confisca dei beni e l’arresto per i soggetti trovati in flagranza di reato. Inoltre la legge prevede il pattugliamento delle strade dalle 7 alle 13.

Nonostante l’applicazione del disegno, la legge Martina non ha mai cambiato la situazione a livello nazionale.

LA SITUAZIONE POLITICA

Dopo il tragico incidente, è stato reso noto la visita del Presidente Del Consiglio Giuseppe Conte nel foggiano per “portare la vicinanza del Governo ai feriti e alle famiglie delle vittime”. Inoltre, stamani l’Aula del Senato ha rispettato un minuto di silenzio.

Intanto cresce nel vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini e del Ministro per le politiche agricole Gian Marco Centinaio la necessità di cambiare l’ attuale legge contro il caporalato che secondo i due “invece di semplificare complica”. La risposta di Maurizio Martina, ideatore della legge, non si fa attendere: “la legge funziona, basta applicarla”

A parlare è stato pure il sindacalista USB Aboubakar Soumahoro, che da sempre lotta per i diritti dei lavoratori nel caporalato:

Quelli che ci sono appena stati a Foggia sono morti sul lavoro, e basta. Continuare a chiamarli “extracomunitari” è solo deumanizzante e serve a distrarre dai veri problemi di fondo. Invito a venire a Foggia il ministro del Lavoro Luigi Di Maio per capire quello che i braccianti vivono ogni giorno. L’8 agosto ci sarà la marca dei berretti rossi, come i cappellini che i quattro braccianti agricoli morti nell’incidente stradale avvenuto sabato scorso per proteggersi dal sole.

Gianluca Simone

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