Il diritto di morire: Cappato a processo per la morte di dj Fabo, ma oggi in Senato arriva il biotestamento

Il 4 dicembre a Milano aperto il processo a Cappato, reo di aver portato in Svizzera dj Fabo. Ma il testamento biologico approda in parlamento: la legge potrebbe essere a breve approvata

Qualcosa si muove. Dopo i casi della Englaro e di dj Fabo (discusso in tribunale in questi giorni) approda in Senato la legge sul biotestamento.

Dj Fabo in un servizio de "Le Iene"
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Il 4 dicembre presso il Tribunale di Milano si è aperto il processo a carico di Marco Cappato, accusato di aver aiutato Dj Fabo a suicidarsi. Oggi, 13 dicembre, in aula Cappato ha dichiarato:

Per me è stato un dovere aiutare Fabiano a morire ma ritengo che possa essere riconosciuto anche come un diritto per lui e per chi si trova in condizioni come le sue

Il segretario dell’associazione Coscioni, a cui si è rivolto Fabiano per porre fine alle sue sofferenze, ha detto che data la sua conformazione fisica e la sua struttura robusta, nonostante la criticità delle sue condizioni, dj Fabo avrebbe potuto vivere in quello stato (cieco e completamente immobilizzato) per altri 10/15 anni. Cosa che lui non avrebbe mai accettato, tanto da aver detto che se non lo avessero aiutato avrebbe trovato un altro modo per farla finita.

 

Ricordiamo la vicenda, per chi non la conoscesse. Fabo è un giovane broker e anche un dj dinamico, pieno di vita che sta cominciando a raccogliere i frutti del suo lavoro. Serate, viaggi: tutto insieme alla sua fidanzata, Valeria.




Il buio all’improvviso

La sua vita, come lui stesso ha raccontato, è cambiata all’improvviso il 13 giugno del 2014. Al rientro da una serata una distrazione in macchina, e la sua auto ne urta violentemente un’altra. In seguito all’incidente diventa cieco e tetraplegico. Entra in quella che lui stesso definisce “una notte senza fine”. Senza colori, senza potersi muovere. La sua ragazza, Valeria, lo assiste amorevolmente, anche quando le viene chiesto di girare un video da inviare al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dove Fabo chiedeva di poter morire dignitosamente nel suo paese. L’appello rimane inascoltato. Da lì la decisione di andare in Svizzera, presso l’associazione Luca Coscioni, che gli ha donato l’eutanasia, dal greco la “dolce morte”. A 39 anni Fabio Antoniani ha trovato la pace dovendo affrontare un viaggio che avrebbe volentieri evitato. Ed è proprio per averlo accompagnato in questo viaggio che Marco Cappato, esponente dei Radicali e dell’Associazione Coscioni, è ora sotto processo.

In aula la fidanzata, Valeria racconta:

Gli dissi che sentivo di essere stata sconfitta dalla signora Morte. Ma lui mi rispose che non dovevo sentirmi sconfitta perché  quella per lui era una vittoria. Fabo credeva in qualcosa sopra di lui, prima di morire mi assicurò che ci saremmo reincontrati, che lui si sarebbe trasformato in energia nell’universo

Il cambiamento necessario per garantire il diritto a morire con dignità

Ma sono le parole della madre, Carmen Carollo, a raccontare gli ultimi istanti di vita del figlio e a sperare in un cambiamento

…spero che questa sia la volta buona per l’approvazione della legge sul biotestamento. Mio figlio ha lottato tanto per questo…

Stiamo parlando innanzitutto di dignità. Di persone che non odiano la vita, ma che difronte alla sofferenza indicibile dovrebbero avere la possibilità di scegliere di limiti di sopportazione. E poter morire accanto ai propri familiari, nel proprio paese dovrebbe essere il minimo garantito.

 

Oggi si apre la discussione in Senato sul biotestamento

I diritto all’eutanasia (che non significa legalizzarla, ma regolamentarla nei casi che presentano i requisiti) e la possibilità di esprimersi in merito tramite il biotestamento sono tematiche scottanti, specie in Italia dove, inutile negarlo, l’influenza del Vaticano specie in queste questioni etico-morali ha un peso non indifferente. Uno spiraglio di cambiamento si è intravisto nelle parole, seppur molto ponderate, di Papa Francesco, che, per la prima volta in merito all’eutanasia ha detto:

…Si possono sospendere le cure quando non sono proporzionali..

Un fulmine a ciel sereno per tutti i catto-clericali che credevano di poter scavalcare il problema attenendosi alle parole della Chiesa.

Eluana Englaro simbolo di una lotta

Ma la storia del nostro paese ci svela un grande immobilismo in merito al tema. Esempio simbolo è quello di Eluana Englaro, il cui padre, Beppino, ha lottato con tutte le forze per veder riconosciuto a sua figlia, 17 anni in stato vegetativo, questo diritto.

Oggi in Senato si discute proprio di questo e, prima di Natale, dovrebbe essere varato un nuovo regolamento per ciò che concerne il biotestamento e le DAT (Dichiarazioni Anticipate di trattamento). I numeri dovrebbero esserci, nonostante il forte ostruzionismo della Lega. “Non si fanno leggi sulle emozioni – ha detto Centinaio (Senatore della Lega Nord) – vogliono giocare, andiamo avanti a giocare”.

Viene il dubbio che, sulle emozioni siano proprio gli altri a giocarci. Come quando, dopo 16 anni di stato vegetativo Eluana veniva sempre rappresentata in quella foto, con i capelli al vento: bellissima. Forse se si fosse mostrata Eluana com’era davvero, scheletrica, intubata con lo sguardo assente e contrito, molti di quelli che hanno lottato, a che titolo, per la sua “vita”, si sarebbero ricreduti.

Ogni anno in Italia si verificato 1000 suicidi di malati, per lo più terminali. Questa legge è dovuta anche a coloro che avrebbero potuto terminare la loro vita in un letto, accanto ai loro cari, in serenità, invece di compiere gesti disperati e densi di solitudine.

Il processo a Cappato, nel mentre continua. I giudici acquisiranno tutti i video girati da dj Fabo per visionarli. Pm e difesa parleranno il 17 gennaio e per il 14 febbraio 2018 è prevista la sentenza.

 

Marta Migliardi

 




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