Caschi Blu ad Haiti: epidemie ed abusi tra le responsabilità dell’ONU

Un Paese Tormentato

L’uragano Jeanne nel 2004, il disastroso terremoto del 2010 e di nuovo un uragano, Matthews, nel 2016. In poco più di un decennio Haiti ha dovuto sopportare emergenze di proporzioni incommensurabili. Eppure, tra tutte le tragedie che hanno afflitto gli haitiani, sono quelle causate dall’ONU a suscitare maggiore sdegno. Questo perché uragani e terremoti, nonostante le opere di prevenzione, restano catastrofi naturali inevitabili. Quella dei caschi blu, invece, è la storia di una disgrazia umana, un’ingiustizia che si poteva – e doveva – risparmiare ad una popolazione in difficoltà come quella di Haiti.

La Diffusione del Colera nel 2010

I primi effetti negativi della presenza ONU sull’isola risalgono all’ormai lontano 2010, l’anno del terremoto. Nella regione di Saint-Marc scoppia un’epidemia di colera che colpisce più di 150.000 persone, uccidendone a migliaia. In seguito allo studio di alcuni campioni i medici riescono ad identificare il batterio, scoprendo che si tratta di un ceppo originario dell’Asia meridionale. Le ricerche conducono allora ad una base di pace nepalese, rea di aver contaminato con lo scarico di liquami le acque di un fiume da cui si sarebbero abbeverati i primi a contrarre la malattia. La reazione è immediata: ai reclami delle istituzioni si aggiunge la rabbia delle vittime, che domandano l’espulsione immediata dei caschi blu nepalesi. Per anni l’ONU nega ostinatamente ogni accusa di un coinvolgimento. Solo nel 2016 il segretario generale Ban Ki-moon annuncia ufficialmente la responsabilità delle Nazioni Unite nella diffusione dell’epidemia.



Gli Abusi sui Minori e l’Abbandono

Una pagina ancor più grave del rapporto ONU-Haiti vede invece i caschi blu accusati di abusi sulle haitiane, spesso minorenni. Alcune testimonianze parlano di ragazze poco più che bambine, prese con la forza o adescate dai militari con la promessa di qualche soldo e un po’ di cibo. Inoltre, come evidenziato da un recente studio condotto dalle Università di Birmingham e dell’Ontario, molte delle gravidanze derivanti da questi rapporti hanno costretto i soldati colpevoli a rimpatriare, lasciando la madri sole e con un nuovo figlio a carico. Purtroppo non c’è niente di sorprendente in queste rilevazioni: i caschi blu sono tristemente noti per questo genere di attività. Occorre dunque domandarsi se una riforma del sistema delle missioni di pace sia possibile, così da ripristinare la fiducia negli aiuti umanitari dell’ONU ed impedire l’avverarsi di una nuova Haiti.

Paolo Bertazzo

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