Caso closing: si allungano ancora i tempi per la cessione del Milan

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La questione del passaggio di mano del club rossonero in mani asiatiche è lunga ormai più di due anni e sembra continuare a non vedere la propria conclusione. Ad inizio 2015 si era fatto avanti il thailandese Bee Taechaubol, intenzionato ad acquistare il 48% delle quote societarie. Poco più di un anno dopo la trattativa con Mr. Bee si interruppe e Fininvest annunciò la volontà di prendere accordi con nuovi investitori. Il 5 agosto 2016 fu presentato un accordo preliminare con il fondo cinese Sino Europe Sports. La valutazione del club era di 740 milioni, compresi 220 di debiti. Il closing con il gruppo SES era fissato per il 13 dicembre 2016, ma nel frattempo non arrivò il nullaosta del governo cinese all’investimento estero e i tempi da allora si sono dilatati inesorabilmente.

Inizialmente il 3 marzo 2017 vi sarebbe dovuta essere la chiusura definitiva o quantomeno la scadenza della deadline per il pagamento della terza caparra. I 100 milioni previsti non sono però stati versati per mancanza di fondi. La Gazzetta dello Sport scrive in proposito che il presidente di Sino Europe Li Yonghong sta ultimando le pratiche per un prestito di 100 milioni da versare nelle casse di Fininvest per ottenere una proroga di un mese. La proroga tuttavia sarà concessa solo se il pagamento avverrà entro breve, si parla del 10 marzo come data possibile . Entro quel giorno Fininvest potrebbe esigere o il versamento della somma pattuita, oppure la dimostrazione della capacità economica presente nella casse del gruppo SES. In un’intervista dichiarata al tempo Berlusconi ha comunque espresso ottimismo: ‘’I cinesi ci hanno chiesto una ulteriore breve proroga, e in questo non vedo nulla di preoccupante. Gli investitori hanno versato caparre considerevoli a riprova della serietà delle loro intenzioni. Questo è importante non solo per il gruppo Fininvest ma soprattutto per i tifosi del Milan’’.

Intanto aumentano i dubbi sull’affidabilità degli intermediari cinesi e sulla effettiva realizzabilità del progetto. La certezza è che i fondi a disposizione non siano al momento sufficienti. Il Sole 24 Ore riporta a proposito che diversi investitori sono usciti dal progetto e dell’elenco di undici soci inizialmente stilato rimanga il solo Yonghong Li. I cinesi continuano a sostenere di essere affidabili e coinvolti nel progetto, additando il Governo di essere colpevole di limitare il deflusso di capitali all’estero e per questo responsabile del ritardo. Tuttavia la figura di Li desta preoccupazione,in passato la stampa cinese ha sottolineato che l’investitore sarebbe stato coinvolto in diverse truffe milionarie legate all’economia sostenibile e alla costruzione di un canale artificiale.

Resta da capire cosa potrebbe accadere in caso di fumata nera. Una questione complicata potrebbe essere quella che si profilerebbe nel caso in cui il closing saltasse del tutto, in quanto i cinesi potrebbero esigere la restituzione dei 200 milioni già versati, che Fininvest ritiene invece già incassati. Inoltre, si profilerebbe inoltre a quel punto la possibilità dell’interesse di nuovi acquirenti per il club rossonero, con un possibile ritorno di fiamma dei nome di Bee Taucheabol o di Sonny Wu.

In pochi giorni potrebbe quindi esservi l’accelerazione necessaria ad avvicinare l’infinita trattativa alla chiusura, oppure potrebbero sorgere dubbi concreti sull’effettiva possibilità che la cessione vada in porto. Dopo due anni e

mezzo di fumate nere ogni soluzione è aperta: sia un nuovo slittamento, sia la chiusura, sia un definitivo stop.

 

Fabio Ravera

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