Caso Imane Fadil, chiesta l’archiviazione dell’indagine per omicidio

La procura di Milano conferma che la morte è stata causata da un'aplasia midollare

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Imane Fadil sarebbe morta di malattia. E’ questa ormai la convinzione dei magistrati della Procura di Milano, che hanno deciso di chiedere l’archiviazione dell’inchiesta per omicidio volontario della modella marocchina, considerata una delle testimoni chiave del caso Ruby.

 

FATALE UN’APLASIA MIDOLLARE

A determinare il decesso della trentaquattrenne sarebbe stata un’aplasia midollare. Lo hanno spiegato i pm milanesi Tiziana Siciliano, Antonia Pavan e Luca Gaglio, dando conto del risultato dei periti che hanno indagato sulla vicenda. Restano però i dubbi su come sia stata contratta la malattia. Potrebbe essere derivata da fattori congeniti, infezioni o anche esposizione a sostanze radioattive.

Proprio quest’ultima ipotesi era stata presa in seria considerazione nelle settimane successive alla morte della giovane, avvenuta a marzo presso la clinica Humanitas di Milano dove era stata ricoverata. A spiegarlo è il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano:

Dai primi accertamenti su un campione di urine era stato individuato un movimento positivo relativo alle onde alfa con frequenza radioattiva vicina a quella del polonio. I controlli successivi hanno però escluso ogni traccia di radioattività”.




I dubbi restano, anche perché negli organi della Fadil venne trovata un’altra sostanza tossica, la piridina, in quantità elevate. E mentre i magistrati hanno escluso qualsiasi responsabilità dei medici, anche per la particolarità della patologia, difficile da curare, la famiglia non sembra avere la stessa opinione, ed è pronta ad opporsi alla richiesta di archiviazione. L’avvocato Mirko Mazzali ha anche riferito di una telefonata nella quale la Fadil gli avrebbe detto

Sentivo che volevano avvelenarmi e farmi fuori

IL CASO RUBY E IL PROCESSO

Imane Fadil era la principale testimone del processo Ruby Ter, quello a carico di Silvio Berlusconi ed altre 27 persone, accusate di corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza per le vicende legate alle cosiddette cene eleganti di Arcore. La ragazza aveva chiesto di costituirsi parte civile insieme ad Ambra Battilana e Chiara Danese. La procura aveva detto no. I suoi problemi di salute sarebbero iniziati a fine gennaio. Da lì il ricovero in clinica e l’aggravamento continuo delle sue condizioni, fino alla morte.

 

DINO CARDARELLI

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