Caso Mao Yin: dopo 32 anni i genitori si ricongiungono al figlio rapito

Era il 1988 quando una coppia cinese perse il figlio Mao Yin di due anni. Oggi la tecnologia del riconoscimento facciale ricongiunge una famiglia spezzata.





Mao Yin ha due anni quando il 17 ottobre 1988 viene rapito nella città di Xian, nella provincia cinese di Shaanxi. Suo padre Mao Zhenjing lo sta riportando a casa dall’asilo quando il figlio chiede da bere. Il tempo di distogliere lo sguardo per estrarre una bottiglia dallo zaino che il bambino è svanito nel nulla.

Da questo momento comincia un incubo per Mao Zhenjing e sua moglie Lin Jingzhi, fatto di manifesti e appelli disperati. Subito arriva la speranza di averlo trovato, ma si tratta di un falso allarme. È allora che Lin decide di lasciare il proprio lavoro per dedicarsi completamente alla ricerca del figlio. Arriva a distribuire oltre 100.000 manifesti in 10 differenti province.

Ci si appella anche ai media, apparendo in moltissimi programmi tv nazionali. Il coraggio di questa madre non si ferma, inizia a fare volontariato per la fondazione “Baby Come Back Home”. Secondo l’associazione, si sarebbero riuniti oltre 29 famiglie spezzate grazie al lavoro incessante della donna. Lin combatte per gli altri bambini mentre il suo è ancora scomprarso.

La svolta nel caso del piccolo Mao Yin arriva dopo 32 anni. Ad aprile 2020 la polizia riceve una soffiata secondo la quale una coppia della provincia di Sichuan (a circa 1000 km da Xian) poco dopo la scomparsa avrebbe acquistato un bambino. Con le foto dei manifesti la polizia utilizza la tecnologia del riconoscimento facciale per costruire un identikit di Mao Yin da adulto. Si trova un riscontro con un uomo della provincia, Gu Ningning che il DNA conferma essere lo scomparso. 

Il 18 maggio finalmente la famiglia si è riunita durante una conferenza organizzata dalla polizia di Xian. In questa occasione Gu avrebbe affermato di aver visto Lin in tv, ma di non avere mai immaginato di essere lui quel figlio così disperatamente cercato. Intanto la polizia dichiara che non verranno rilasciate informazioni sulla famiglia adottiva, ma ulteriori indagini chiariranno i responsabili del rapimento. 

In Cina il traffico di minori a fine di adozione costituisce un problema da sempre. Non esistono dati ufficiali se non quelli stimati dall’associazione Baby Come Back Home, che segnala attualmente 14.893 casi di sparizione di bambini e 7.411 di bambine. Contro questo tragico fenomeno il Ministero della sicurezza pubblica ha organizzato un database di DNA che avrebbe aiutato oltre 6000 bambini. Per lo stesso scopo nel 2016 si è lanciato un sistema che sfrutta il riconoscimento facciale chiamato “Reunion”, il quale secondo i dati del 2019 avrebbe riunito oltre 4000 famiglie.

Anna Barale

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