Il caso giudiziario che coinvolge Matteo Salvini per i fatti legati alla nave Open Arms approda direttamente alla Corte di Cassazione, saltando l’Appello. Una mossa giuridicamente rara, definita “per saltum”, che riflette la convinzione della Procura di Palermo circa la necessità di chiarire una questione puramente giuridica e non fattuale. I pubblici ministeri palermitani ritengono infatti che l’assoluzione dell’ex ministro dell’Interno sul caso Open Arms contenga errori di diritto che travisano convenzioni internazionali e norme costituzionali.
Il Tribunale aveva assolto Salvini a dicembre 2023, ritenendo che “il fatto non sussiste”. Tuttavia, la Procura, guidata da Maurizio De Lucia, affiancato da Marzia Sabella e Giorgia Righi, ha deciso di contestare la sentenza sulla base di una presunta errata interpretazione delle norme che regolano i soccorsi in mare e l’assegnazione dei porti sicuri.
La sentenza Diciotti e il precedente giuridico
A rafforzare la linea dell’accusa sul caso Open Arms è intervenuta una recente pronuncia della Corte di Cassazione – Sezioni Unite Civili – del febbraio 2025, relativa a un altro caso controverso: la nave Diciotti, trattenuta a largo di Catania nell’estate 2018, anch’essa per decisione dell’allora ministro Salvini. In quel caso, la Corte aveva stabilito che il negato sbarco non era giustificabile e costituiva una violazione del diritto alla libertà personale, oltre che delle norme internazionali che regolano i soccorsi marittimi.
Secondo la Procura, la sentenza Diciotti sgombra il campo da eventuali incertezze normative e impone un’interpretazione univoca: lo Stato responsabile del primo soccorso ha l’obbligo di concedere un porto sicuro. Di conseguenza, negare lo sbarco ai naufraghi equivale, secondo questa lettura, a una privazione arbitraria della libertà personale.
Le motivazioni della Procura
Nel ricorso depositato in Cassazione, i pubblici ministeri sottolineano che il Tribunale di Palermo, pur condividendo la ricostruzione dei fatti proposta dall’accusa, ha assolto Salvini nel caso Open Arms a causa di un’errata interpretazione delle leggi e delle convenzioni internazionali. In particolare, contestano la tesi secondo cui l’Italia non fosse obbligata ad assegnare il porto sicuro alla nave dell’ONG spagnola Open Arms.
Per la Procura, l’errore sta nell’aver considerato le norme internazionali “precarie e incomplete”, quando invece, a loro dire, impongono obblighi chiari agli Stati costieri in materia di accoglienza e soccorso. Il ricorso sottolinea inoltre che la decisione del Tribunale non ha adeguatamente considerato le garanzie costituzionali previste dall’articolo 13 della Costituzione e le convenzioni internazionali sottoscritte dall’Italia.
Salvini: “Un processo politico”
Non si è fatta attendere la reazione del leader della Lega, che ha bollato il ricorso come una forma di accanimento giudiziario. “Il Tribunale mi ha assolto perché difendere i confini non è un reato”, ha dichiarato, negando ogni forma di preoccupazione o rassegnazione. Salvini ha definito il procedimento sul caso Open Arms un processo “politico”, nato in Parlamento, quando le forze di centrosinistra votarono a favore dell’autorizzazione a procedere contro di lui.
Ha inoltre ricordato come nel caso Diciotti l’autorizzazione venne negata, a dimostrazione – secondo la sua lettura – del carattere politico del processo.
Una vicenda che riaccende lo scontro tra giustizia e politica
Il passaggio diretto in Cassazione rischia ora di riaccendere un confronto acceso tra poteri dello Stato e forze politiche. Se la Suprema Corte dovesse accogliere il ricorso, la vicenda tornerebbe in Appello, ma con una cornice giuridica già tracciata dai giudici della Cassazione. Se invece il ricorso sarà respinto, la partita giudiziaria si chiuderà in via definitiva.
L’intera vicenda, sin dalle sue origini, è stata caratterizzata da forti tensioni politiche. All’epoca dei fatti, nell’agosto 2019, la nave Open Arms rimase ferma al largo per giorni con 147 migranti a bordo, senza poter attraccare in un porto italiano. Il tribunale dei ministri riconobbe l’ipotesi di reato e, con l’autorizzazione parlamentare, si arrivò al processo.
Il cuore della questione: i diritti fondamentali
Al di là delle implicazioni politiche e della dialettica tra poteri giudiziari e legislativi, il nodo centrale è costituito dalla definizione giuridica dell’obbligo di soccorso. Sul caso Open Arms, la Procura di Palermo insiste sul fatto che negare il porto sicuro equivale a una privazione illegittima della libertà. Un’impostazione che, se confermata dalla Cassazione, potrebbe avere effetti significativi anche su futuri casi analoghi.
Nell’analisi del verdetto di primo grado, i giudici avevano evidenziato come l’ordinamento giuridico internazionale presenti molte “zone grigie” in materia di salvataggio marittimo. Ma per la Procura questa visione è superata e pericolosa, poiché non garantirebbe la tutela dei diritti fondamentali dei migranti soccorsi.















