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Caso Regeni, avvocato della famiglia torturato in prigione

Il difensore, Ibrahim Metwally, è stato tratto in arresto quando stava per recarsi a una sessione del Consiglio dei diritti umani dell'Onu

Fonte: agenpress.it
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L’avvocato, Ibrahim Metwally, è uno dei difensori scelti dalla famiglia di Giulio Regeni per fare luce sull’omicidio del figlio, avvenuto all ‘inizio del 2016. L’uomo, padre di uno dei ragazzi scomparsi in Egitto, il 10 settembre era stato tratto in arresto all’aeroporto del Cairo: stava per recarsi a Ginevra per prendere parte a una sessione del Consiglio dei diritti umani dell’Onu inerente le sparizioni forzate.




Le fonti giudiziarie dichiarano che il fermo di 15 giorni, predisposto dalla procura, derivi dalla vicinanza di Metwaly a “un gruppo finanziato illegalmente”: l’avvocato infatti è membro del Coordinamento egiziano per i diritti e la libertà (Ecrf).

Tre giorni dopo l’arresto, il 13 settembre, è stata convalidata la scelta attuata dal tribunale di sicurezza nazionale, l’Egypt’s State Security Prosecution (SSP): infatti è stato deciso di far continuare il periodo di prigionia al difensore scelto dalla famiglia Regeni.

Fonte: tpi.it

Come ha precisato Mohammed Lofty, responsabile della Commissione egiziana per i diritti e le libertà (ECRF), proprio negli ultimi giorni è stato reso formale il proseguo della detenzione per ulteriori 15 giorni. “Metwally – precisa Lofty – ha raccontato ai nostri avvocati di aver subito torture durante il suo periodo di detenzione nella sezione di massima sicurezza Scorpion, del carcere di Tora, a sud del Cairo. Gli sono stati tolti tutti i vestiti e il suo corpo è stato sottoposto a scosse elettriche. È in isolamento, senza energia elettrica, e la cella è piena di spazzatura”.

Insomma si tratterebbe di una condizione di prigionia in cui vi è una continua negazione dei diritti umani, oltre che della dignità umana vista la sporcizia e la mancanza di igiene. Diritti negati anche dall’irruzione, eseguita dal comitato delle autorità per gli investimenti insieme alle forze dell’ordine, nell’ufficio di Metwally.

Il motivo di tale irruzione? Come testimonia Lofty , la loro intenzione era “di voler chiudere la società e porla sotto sigilli. L’avvocato che era presente al momento dell’irruzione ha spiegato loro che si tratta di un studio legale e solo per questo motivo al momento hanno desistito”.

In ogni caso il comitato non ha intenzione di desistere e ha annunciato che tornerà la prossima settimana per chiudere definitivamente la società: la stessa organizzazione si era occupata dell’ispezione degli uffici di ECRF, durante l’ottobre del 2016, evidenziando la presenza di documenti inerenti le sparizioni avvenute in Egitto. Attività che, in teoria, non dovrebbero interessare uno studio legale: da questi sospetti si è giunti all’irruzione negli uffici.

L’accusa che pesa sull’avvocato, che si occupa del caso Regeni, è molto pesante: si ipotizza che abbia avviato un canale di comunicazione con alcune entità straniere, con l’obiettivo di colpire la sicurezza dell’Egitto.

Lasciando che sia la giustizia egiziana ad occuparsi di verificare le eventuali colpe del difensore, è indubbio che le istituzioni internazionali debbano intervenire per garantire il rispetto di una prigionia dignitosa e dei diritti umani.

Dorotea Di Grazia

 

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