Cassazione: gli immigrati si devono conformare ai nostri valori

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Questa settimana la corte di cassazione ha emesso una sentenza molto particolare. Questa azione potrebbe dar vita ad una serie infinita di eventi con la conseguenza di cambiare le carte in tavola in materia di integrazione. La cassazione ha condannato un indiano sikh, perché voleva andare in giro con il suo “coltello sacro“. Il verdetto della corte recita questo:



In una società multietnica, la convivenza tra soggetti di etnia diversa richiede necessariamente l’identificazione di un nucleo comune in cui immigrati e società di accoglienza si debbono riconoscere. Se l’integrazione non impone l’abbandono della cultura di origine, in consonanza con la previsione dell’articolo 2 della Costituzione che valorizza il pluralismo sociale, il limite invalicabile è costituito dal rispetto dei diritti umani e della civiltà giuridica della società ospitante. La società multietnica è una necessità, ma non può portare alla formazione di arcipelaghi culturali configgenti, a seconda delle etnie che la compongono, ostandovi l’unicità del tessuto culturale e giuridico del nostro Paese che individua la sicurezza pubblica come un bene da tutelare e, a tal fine, pone il divieto del porto di armi e di oggetti atti ad offendere




Cosa potrebbe succedere dopo la sentenza della cassazione?

Questa sentenza potrebbe essere storica. Il verdetto giudiziario potrebbe regolare in futuro, una molteplicità di fattispecie. In altre parole: l’obbligo di rispettare le usanze della nazione ospitante è fondamentale ai fini dell’integrazione. Il voler continuare per la propria strada, (rifiutando di seguire le regole di un determinato paese) è sintomo di maleducazione. Quella stessa maleducazione, che non fa bene a nessuno (tantomeno a chi non rispetta le regole della convivenza). Monsignor Giancarlo Perego (un membro della Cei) avverte di non strumentalizzare questa sentenza. Il rischio di utilizzare solo la parte che più aggrada alle forze politiche è molto concreto (secondo il clericale).




In effetti questa sentenza, potrebbe essere usata per sostenere fini ideologici e fare propaganda ai partiti che incalzano la “scena“. Speriamo che le parti politiche e l’attività giudiziaria possano proseguire insieme verso la giusta strada. L’integrazione (quella vera e non il semplice abbandono a se stessi) potrebbe aiutare molto il processo di sviluppo della nostra società. Abbiamo bisogno di valore aggiunto e non viceversa.

 

MARCO GALLETTI

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