Causa dell’Alzheimer: una nuova teoria

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E se finora i tentativi di sviluppare trattamenti efficaci per la cura dell’Alzheimer fossero falliti perché non avevamo davvero capito cosa provoca la malattia?
Le caratteristiche più evidenti quando si osserva il cervello di un malato di Alzheimer sono le placche e i grovigli, la placche sono depositi tra i neuroni di una proteina chiamata beta-amiloide i grovigli di una proteina chiamata tau, la morte cellulare causata da queste formazioni anomale è stata considerata la causa dell’Alzheimer e i tanti sforzi per combatterla (che finora purtroppo hanno portato pochi risultati) si erano concentrati su di esse.
Ora arriva notizia dall’Università della California a  Riverside di una teoria alternativa per spiegare l’esatto meccanismo che causa i danni al cervello. La ricerca pubblicata su ACS Central Science individua nei danni ai lisosomi la causa della morte delle cellule del cervello.



Ma cosa sono i lisosomi? Questi organi cellulari sono in un certo senso il secchio della spazzatura ma anche il sistema digestivo della cellula, quando proteine o lipidi sono degradati vengono mandati nel lisosoma, fatti a pezzi riducendoli ai mattoni costitutivi e poi espulsi, in seguito vengono riutilizzati per creare nuove proteine. A volte però ciò che entra nel lisosoma non viene fatto a pezzi, in quel caso il meccanismo si inceppa, la cellula “decide” che il lisosoma non funziona più e ne crea uno nuovo, il processo può essere ripetuto più volte portando a un accumulo di lisosomi non funzionanti nella cellula. Esiste una serie di malattie genetiche rare e molto gravi (se ne conoscono una cinquantina) chiamate malattie da accumulo lisosomiale, patologie che esordiscono subito dopo la nascita e spesso sono fatali in un paio d’anni.
Ovviamente l’Alzheimer non è una di queste, i disordini da accumulo lisosomiale esordiscono presto e mostrano tutta la loro gravità in breve tempo, mentre l’Alzheimer è una tipica demenza senile che arriva in età avanzata ed esordisce con sintomi inizialmente blandi, ma il team diretto dal professore di chimica Ryan R. Julian ha ipotizzato che man mano che invecchiamo proteine vecchie da eliminare diventino sempre più problematiche e possano andare incontro a modificazioni spontanee che le rendono “indigeribili” per il lisosoma e finiscono per incepparlo proprio come avviene nelle suddette malattie dove il lisosoma non funziona per via della malattia genetica. Le modificazioni subite da queste proteine rendono impossibile agli enzimi che dovrebbero legarsi per scinderle fare il proprio lavoro, un po’ come un guanto destro, spiegano i ricercatori, che all’improvviso si ritrova ad infilarsi su una mano sinistra, il lavoro pubblicato dimostra anche che le proteine beta-amiloide e tau subiscono queste modificazioni, in altre parole le placche di proteine osservate potrebbero essere l’accumulo di proteine mutate che i lisosomi non hanno potuto digerire e l’accumulo di lisosomi all’interno delle cellule potrebbe essere la causa della morte delle cellule cerebrali e dunque la cause dell’Alzheimer.

Roberto Todini

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