Centri d’Italia: la piattaforma mostra che l’emergenza migranti non esiste

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Nasce Centri d’Italia, una piattaforma web ad accesso libero con i dati riguardanti i centri d’accoglienza per rifugiati, che mostra come l’emergenza migranti non c’è.

Centri d’Italia è una piattaforma web accessibile a tutti, che presenta una mappatura di tutti i centri di accoglienza per rifugiati in Italia, realizzata da openpolis e ActionAid.

La piattaforma nasce in risposta alla carenza di dati riguardo una questione che da sempre accende polemiche politiche e mediatiche come quella dei migranti. Dati che sono arrivati solo dopo una sentenza del Tar e che riguardano il territorio nazionale dal 2018 al 2020. Tra le informazioni disponibili, il numero di centri con posti liberi e le presenze al 2020, oltre ai dati relativi alle modalità di accoglienza.

Come funziona l’accoglienza in Italia

La normativa per i richiedenti asilo e rifugiati in Italia è stata convertita nel decreto legge 130 a dicembre 2020, durante il governo Conte.

I migranti soccorsi in mare vengono condotti presso i centri governativi di prima accoglienza per essere identificati e procedere alla richiesta d’asilo, oltre ad esserne accertato lo stato di salute.

Si passa poi alla seconda accoglienza o Sai, riguardante l’integrazione dei migranti. Oltre ai servizi di prima assistenza, viene offerto loro un orientamento lavorativo; sono gli enti locali poi ad attivare e realizzare tali progetti.

Nel caso in cui i posti si esaurissero, è prevista l’istituzione di centri di accoglienza straordinaria o Cas, nelle mani di soggetti privati, che ospitano temporaneamente i migranti. Il decreto del 2020 prevede dunque il passaggio dalla prima accoglienza al Sai, garantendo così oltre che l’assistenza, anche l’integrazione. Il decreto sicurezza precedente, voluto dal ministro Matteo Salvini, prevedeva invece il passaggio diretto ai Cas.



Le incongruenze e l’emergenza inesistente

Nonostante il Sai rappresenti il sistema ordinario di prima accoglienza, mentre il Cas quello d’emergenza, a risultare maggiormente occupati sono proprio questi ultimi. 7 persone su 10 sono accolte nei centri d’emergenza, e i dati, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, dimostrano che dal 2017 il numero di sbarchi di rifugiati sulle coste italiane è diminuito di oltre il 40%. Le strutture ordinarie potrebbero ospitare dunque molti più rifugiati, assistiti invece presso i centri straordinari. A testimoniarlo, l’inchiesta “Centri d’Italia, l’emergenza che non c’è” di openpolis e Actionaid. La registrazione dei dati reali e così delle strutture ospitanti conduce a una presa di coscienza vera di quelle che sono le condizioni del paese, facendo emergere le speculazioni politiche riguardo la questione migrazione.

L’utilizzo, da parte delle amministrazioni locali, del sistema di accoglienza straordinario comporta un’accoglienza emergenziale che non prevede gli stessi servizi del Sai, tra i quali quelli volti all’integrazione.

A mancare, inoltre, sono i dati relativi alla gestione economica delle singole strutture, nonostante le richieste.

Di quale emergenza parliamo dunque? I dati sembrano andare nella direzione di una carente assistenza più che di una mancanza di strutture. Una politica di accoglienza che non garantisca i basilari diritti di inclusione alle persone che arrivano in cerca d’aiuto non è accettabile. Ancor meno quando, dati alla mano, i posti disponibili garantirebbero una gestione più equa.

 

Carmen Alfano

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