C’era un cinese anchilosato. Dell’attentato al caso e i suoi derivati

"Non certo la necessità, bensì il caso è pieno di magia. Se l'amore deve essere indimenticabile, fin dal primo istante devono posarsi su di esso le coincidenze, come uccelli sulle spalle di Francesco d'Assisi." Milan Kundera

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C’era un cinese anchilosato. Dell’attentato al caso e i suoi derivati

 

Uno studio dell’università di Yale è giunto alla conclusione che nessuno è normale. Incredibile! Roba da restare scioccati. Credo che i ricercatori della Yale hanno avuto modo di studiare e confermare tale teoria uscendo per strada.

Un altro eminente studio accademico ci dice invece che baciarsi fa bene alla salute. Fortuna che ce l’hanno detto! Oddio, non per sminuire gli studi scientifici, ma per millenni – così …. a occhio – questo  “sentore” lo abbiamo un po’ sempre avuto, ma in fondo uno che ne sa? Vai a sapere che alla fine copulavamo sul filo del rasoio e che in realtà un dito in una frogia ingrifava di più? Poi chissà… nell’intimità potete sempre provare ad andare a capperi; in fondo Yale ci dice che il mondo è bello perché è vario.

Comincio a credere che questo spicchio di storia che chiamiamo presente cerchi conferme più che orizzonti, fissità più che rinnovamento, e tale propensione non può che evidenziare la tipica stanchezza del decadenza. L’esaurirsi dell’entusiasmo e del talento di una o più generazioni porta quasi sempre al “manierismo”, ma non è detto che questo sia necessariamente un male.

L’unico vero rischio consiste nel dilatarsi periodo di “stagnazione”. Nessuno sa davvero quanto durerà una transizione e quanto ci costerà passare oltre.  

A tal guisa mi rifaccio a una notizia che esemplifica il tutto:  in Cina un appassionato di videogiochi resta seduto alla consolle per 20 ore di fila e viene portato via dall’internet point in ambulanza dopo aver perso del tutto la sensibilità alle gambe. Aldilà del fatto che siamo in presenza di un coglione ormai votato al “decubito” di Rubik trovo tutto questo emblematico.

La storia dell’uomo ci insegna che si affrontano fasi alterne, e non ci serve essere malthussiani per riuscire a cogliere che oggi siamo nel pieno di un congiunturale declino, ma per ragioni casistiche non possiamo assolutamente, o quasi, arrivare a comprendere quando e come tale “stanca” porterà a un rinnovamento. A dirla tutta non possiamo neanche affermare con certezza che un rinnovamento ci sarà. Nonostante la storia ci dica che ci sono stati non possiamo escludere da un punto di vista puramente probabilistico che un rinnovamento non ci sarà, né a breve e né a lungo termine. Non del tutto probabile ma non certo improbabile.

In fondo qualsiasi calcolo basato sul caso non può mai offrire certezze, in quanto il caso non può fare a meno di includere se stesso nel novero delle probabilità.

Insomma, il 100% non è mai possibile perché bisogna sempre lasciare un margine, seppur minimo, di incertezza che il caso stesso – per sua natura – esige.

Quindi noi non sappiamo una mazza con sicurezza, ma oggi il nostro desiderio, sia sociale che storico, di conferme è talmente pressante che persino un 99,99% di probabilità  genera in noi un inaccettabile quanto insopportabile 0,01 di pura ansia, a meno che non si tratti di uno sconto al Lidl!

Siamo in una società scandita dal calcolo, dalla precisione, che tende ad escludere tecnologicamente le opportunità offerte dell’errore, che ha la pretesa inesauribile di ridurre al minimo il margine necessario del caso, e che, nella più ottimistica delle prigionie, lo relega illusoriamente nell’impercettibile e ininfluente eccezionalità quantistica.

L’unica certezza che soggettivamente possiamo avanzare è che per la nostra caducità non potremo mai assistere al realizzarsi di ogni frutto seppur minimo del caso, amaro o dolce che sia. Siamo fortunosamente mortali, e questo, paradossalmente, ci consente una sorta di acquiescente e illusoria certezza, ma ciò non ci esclude da una soglia di minima di caos che, oggi come oggi, ci appare tanto deleteria quanto prossima e paralizzante.

Sotto alcuni punti di vista non siamo diversi dal cinese anchilosato dalla sua ossessione per il gioco: per un minimo quanto inevitabile timore del “fuori” che incombe sul nostro agire tendiamo a ridurre con disperato insuccesso a zero il margine di errore, e per fare ciò restiamo nel noto, preferiamo rassicurarci lasciando tutto pressoché piatto anziché tentare. Tutte le nostre possibilità,  tutto il nostro presente sono scanditi da questo nostro restare nel bozzolo di fragili ma rassicuranti certezze. Ma nel ridurre al minimo ogni possibile “rischio” tendiamo – al contempo- ad azzerare le opportunità che in quel rischio possono nascere.

Senza rendercene conto stiamo escludendo il nuovo dal nostro percorso, ritardando in maniera deleteria qualsivoglia possibilità di rinnovamento; e tutto ciò sembra assurdo alla luce degli enormi progressi tecnologici compiuti negli ultimi  trent’anni. Strano, la nostra moderna ossessione ad escludere il caso si vendica producendo paradossi. Questo dovrebbe dirci molto.

Nel 1969, gli astronauti la missione Apollo avevano il 50%  di probabilità di tornare vivi dall’allunaggio, oggi con una tale percentuale di insuccesso nessuno tornerebbe ad esplorare lo spazio.

Un po’ si deve tornare ad esser pionieri … quel tanto che riesca a ricordarci che siamo vivi. In fondo dobbiamo rassegnarci, per quanto ci si sforzi il caso resterà sempre il “legittimo padrone dell’universo”, come scriveva Balzac.

fonte foto: Curioctopus

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