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Home Economia e Politica

L’accordo sul cessate il fuoco in Libia: ora cosa succede?

di admin
30 Ott 2020
in Economia e Politica
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Libia, bandiera.

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L’accordo, firmato a Ginevra, è stato accolto da un lungo applauso nel Palazzo delle Nazioni unite

Cinque rappresentanti dell’Esercito libico del Governo di Accordo Nazionale, il cui premier è Fayez al Serraj, e altrettanti dell’ Esercito nazionale libico guidato dal maresciallo Khalifa Haftar, hanno firmato l’accordo sul cessate il fuoco in Libia dopo cinque giorni di serrato confronto. Lo ha annunciato Stephanie Williams, la rappresentante delle Nazioni Unite per la Libia, definendolo un accordo nazionale permanente e ad effetto immediato.

Nell’accordo, oltre ad alcuni principi generali – come l’integrità della Libia, la lotta al terrorismo, il rispetto dei diritti umani – possiamo trovare alcuni punti fondamentali:

  • Il ritorno alle loro postazioni di tutte le unità militari armate, che poi verranno riposizionate in un quadro istituzionale unico;
  • La riapertura delle principali strade e voli interni, bloccati dalla guerra;
  • Liberazione degli impianti petroliferi, che erano stati chiusi a settembre con una perdita di 8 miliardi di euro;
  • L’impegno ad arrestare la retorica dell’odio.

Tutto ciò si è andato definendo a partire dall’incontro a Berlino del gennaio scorso: alla Germania spetta il merito di aver riunito tutti i principali rappresentanti della guerra civile libica in una conferenza internazionale, ma allora le disposizioni e il cessate il fuoco non sono stati rispettati.

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Qual era la situazione in Libia prima di questo accordo e quali sono i suoi principali “sponsor”

Sappiamo bene che dal 2014, la Libia è spaccata in due: da un lato il Governo di accordo nazionale,  che controlla la maggior parte della Tripolitania e in generale l’Ovest del Paese, sostenuto da: Nazioni Unite, Qatar e Turchia; dall’altro, la Camera dei rappresentati, di cui Haftar e il suo Esercito nazionale libico costituiscono il braccio armato, e a sua volta sostenuto da Russia, Emirati Arabi, Egitto, Arabia Saudita, che esercita il suo dominio sulla Cirenaica, l’Est del Paese.

I vari Paesi hanno approfittato (e approfitteranno) del conflitto per incrementare la loro forza geopolitica, così le sorti della guerra dipendono dal sostegno che i diversi alleati danno ai due schieramenti. Consideriamo due esempi: la Turchia, sostenitrice di al Serraj, a gennaio inviava truppe militari in Libia, per arrestare l’avanzata di Haftar, in quanto interessata ad appalti multimiliardari bloccati e a un accordo sui confini economici tra Libia e Ankara. La Russia, sostenitrice di Haftar, guarda alla prospettiva in accordi vantaggiosi in materia di energie e infrastrutture.

L’Europa, invece, si è mostrata sempre divisa: da un lato, ad esempio, abbiamo l’Italia sostenitrice di Tripoli, dall’altro la Francia sostenitrice di Haftar. In generale, ha cercato di perseguire un’azione comunitaria, e l’Italia si è detta, attraverso le parole del Ministro Di Maio, contenta di un accordo che è stato possibile anche grazie alle pressioni esercitate da Roma su Washington, in quanto la stabilizzazione della Libia è fondamentale per controllare i flussi migratori irregolari.

Francesca Santoro

 

Tags: accordi libiaDi MaioGeneral HaftarGuerra CivileNazioni Unite
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