Che bello questo amore?! Basta che la dea Venere non s’intrometta mai in una relazione

L’impeto poetico di scrittori e letterati ha fatto sognare milioni e milioni di romantici. Tuttavia, se Venere truffaldina s’intromette, il rischio di innamorarsi di un toro è concreto.

Ma che bello questo amore sognatore! Questo amore decantato, invocato, augurato, che riempie il cuore e l’anima! Che vita sarebbe senza amore? Una vita triste e fredda. A dirlo sono i poeti. Eppure, questi benedetti poeti non ci avranno rincoglionito?

Per colpa loro, nell’immaginario collettivo l’amore non è colpevole, né conduce dritti dritti alla demenza; piuttosto è un elisir di lunga vita, un sentimento che innalza l’anima oltre l’iperuranio.




Ah, se solo avessimo volto lo sguardo verso l’antica Grecia, senza dare conto ai Dante e Petrarca di turno! Shakespeare poi, che voleva la donna in carne e sangue, quanti danni ha causato.

Se avessimo tenuto a esempio le sventure degli antichi greci, di certo avremmo imparato che l’amore porta solo grossi guai; che Venere, l’incarnazione stessa della passione, in realtà è un uccellaccio del malaugurio.

Hanno causato più calamità le frecce di Cupido, suo figlio, che secoli di guerre. Dopotutto, è risaputo che gli dei siano pericolosi. Non per altro, incarnano tutti i vizi e i peccati degli uomini. Mai far incazzare un dio, altrimenti finirete come Ulisse in preda ai flutti per dieci lunghi anni.

L’amore ai tempi di Venere

Nata dalla schiuma del mare, Afrodite è una maledetta dea capricciosa, scintilla di turbamenti e malumori. Già è difficile sopportare il peso del sentimento in condizioni normali, ma se Venere decidesse di metterci zampino, allora incesto, zoofilia e guerre sanguinarie sono assicurate.

Per comprendere la potenza mortifera della dea, è necessario addentrarsi nella selva oscura dei miti greci.

Tra omicidi, fughe, violenze e tradimenti, gli eroi greci vivono la loro non canonica esistenza come un pendolo che oscilla tra il dolore e la vendetta. Padri che ammazzano figlie; figlie che ammazzano padri; mogli che ammazzano figli e mariti; figli che ammazzano madri e amanti; sorelle devote che piangono fratelli insepolti; sorelle e cugine che diventano madri e spose; madri e spose che diventano sorelle e cugine.

Magie, inganni, viaggi infiniti. Rapimenti, devozione, disperazione. Il repertorio è parecchio vasto. Seguire un filo logico è veramente complesso. Ci vorrebbe un manuale preciso, un’enciclopedia che spieghi passo passo discendenze e parentele.

Chi sano di mente ricorda tutta la stirpe dei Tantalidi, degli Alcidi, degli Eacidi, etc, etc, etc. (Per la serie, chi siete, cosa volete, che cosa portate). Senza considerare che, in un modo o nell’altro, tutti i personaggi sono interconnessi. La maggior parte delle volte la causa è qualche incesto in famiglia, ma non è da escludere un rapimento, un salvataggio o un incontro fortuito che incasini irrimediabilmente la vita dei poveri sventurati.

In questo contesto delirante, s’inseriscono tutte le trame degli Dei insensibili che giocano a dadi con la vita di eroi ed eroine, più o meno colpevoli della loro miserabile esistenza.

E Venere in primis, la tanto decantata dea dell’amore, non è una donna da prendere alla leggera. Mai indispettire Afrodite, altrimenti, poi, sguinzaglia Cupido e, potete star certi, lo scherzetto amoroso non sarà per niente piacevole.

Pasifae e il toro

Le testimonianze sull’amore taurino della regina Pasifae, moglie di Minosse, sono varie e discordanti. Alcuni tramandano che sia stato Poseidone il colpevole di tale passione peccaminosa, per altri Venere. Eppure, come avrebbe fatto Poseidone, che non possedeva tale potere, far innamorare la regina di un toro?!




E’ più probabile che Venere abbia mandato Cupido a far danni. Secondo una delle versioni tramandate, infatti, Pasifae (figlia del sole) avrebbe spifferato ai quattro venti dell’amore colpevole che univa Venere e Marte.

La dea, offesa dai pettegolezzi sul suo conto, ben pensò di vendicarsi e di far innamorare perdutamente la regina di un bellissimo toro bianco, regalato al marito da Poseidone in persona.

Pasifae, colta da una rovinosa passione per il bel toro bianco, chiese all’ingegnere del regno, Dedalo, di costruire una vacca, in tutto simile all’animale vivo, che le permettesse di soddisfare il suo impeto sessuale.

La regina, quindi, ben nascosta nella vacca, potette finalmente godere della monta del toro e dalla loro felice unione nacque niente di meno che il Minotauro.

Lo scandalo a palazzo fu indicibile. Povero re Minosse, reso cornuto da un toro.

Che bello questo amore tra Mirra e suo padre!

Cinira, re di Cipro, viveva felice nel suo palazzo con sua moglie Cencreide e la sua unica figlia, Mirra.

Che l’episodio scatenante sia stata la scarsa devozione di Mirra o le cince di Cencreide, che millantava la bellezza di sua figlia (le versioni sono discordanti), Venere s’indispettisce e manda Cupido per punizione. Apriti cielo, Mirra s’innamora perdutamente di suo padre.

Complice la nutrice, Mirra riuscirà a giacere per dodici notti di fila con Cinira, inconsapevole della sua identità. Quando, però, il padre scopre che si è divertito per benino con il frutto del suo seme, insegue Mirra per ucciderla.

La fanciulla scappa, chiedendo disperata l’aiuto degli Dei. A quel punto, impietositi, gli Dei decidono di trasformare Mirra in un albero (l’albero di Mirra, appunto). Nove mesi più tardi, il tronco si schiuderà per far nascere il frutto del peccato incestuoso, Adone.

E chi è che, colpita dalla sua bellezza, s’invaghirà perdutamente di Adone, una volta diventato adulto? Ma Venere, naturalmente.

Paride e la mela della discordia

Galeotta fu la mela d’oro e chi la inviò (Eris, dea della discordia, furibonda per non essere stata invitata alle nozze di Peleo e Teti, i genitori di Achille). Certo, per Paride dover scegliere chi fosse la più bella tra Atena, Giunone e Venere non dev’essere stato un compito facile.

Dopotutto, lo stesso Zeus, essendo stato il primo interpellato, se ne è lavato le mani. Eppure, caro Paride, tu che eri un pecoraro, marito di una ninfa, Enone, che ti ha voluto e amato per quel che eri, nonostante le umili origini, dovevi cedere proprio alle lusinghe di Venere?

L’amore della donna più bella… Ti eri stancato di Enone?! Maledetti uomini volubili.  Eppure, a ragion veduta, senza Venere (e il fido Cupido) non avremmo avuto né Iliade, né l’Odissea.

Un solo dardo ben assestato ha causato la rovina di un intero regno, senza considerare le innumerevoli vittimi innocenti.

Carthago delenda est

Anche nella tradizione latina, Venere è stata il seme della discordia. Secondo Virgilio, però, a fin di bene (almeno in questo caso).

Pur di proteggere il figlio peregrino, Enea, appena sbarcato sulle coste di Cartagine, Afrodite ha liberato l’altro figlio, il putto alato, per scatenare in Didone una folle passione.

Addio alle belle promesse sulle ceneri di Sicheo.

Eppure, chiunque donna sarebbe stata attratta da un uomo di bell’aspetto, onorevole ed eroico, nonché devoto al padre e al figlio.

Diciamola come va detta: Enea è una vera e propria bomba per il sesso per qualunque donna sessualmente attiva. A maggior ragione se la passione fatale coglie gli amanti al riparo dalla pioggia, in una grotta appartata e romantica. Come non cedere al desiderio?




In questo caso l’aiuto di Venere è stato piuttosto superfluo. Anzi, ha provocato solamente un odio senza tempo e la totale distruzione di Cartagine.

Complimenti Afrodite. Complimenti vivissimi.

Antonia Galise

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