Chiuso un blog pro anoressia: insegnava come dimagrire fino ad ammazzarsi

Foto mypersonaltriner.it
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Una blogger denunciata per istigazione al suicidio e lesioni gravissime ai danni di una ragazza di 15 anni. Dispensava consigli su come diventare anoressiche. Chiuso il suo sito “pro anoressia”.

Il fatto

Il blog della diciannovenne di Porto Recanati, oscurato dalla polizia, faceva parte di un numero alquanto consistente – oltre 300 mila –  di siti che inneggiano all’ana, che per le adolescenti frequentatrici di tali comunità è quasi un essere supremo capace di donare loro la forza per digiunare e riuscire a rifiutare totalmente il cibo.

A Dicembre dell’anno scorso, la madre di una ragazzina di quindici anni che aveva smesso totalmente di mangiare, ha deciso di sporgere una denuncia che è servita per far partire le indagini. La donna aveva scoperto che sua figlia era una delle tante “habitué” del blog inneggiante al “dio ana” e il collegamento tra i gravi disturbi alimentari della giovane e il sito è stato immediato.“Mia figlia vomita quello che mangia e spesso si rifiuta di toccare cibo”, si legge nell’esposto fatto dalla donna alla Procura di Ivrea.

Le indagini

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Gli investigatori per potersi accertare della veridicità della questione, hanno creato degli account, (necessari per l’iscrizione al blog), fingendosi ragazze alla ricerca di consigli per poter perdere peso.
Ed ecco spuntare la blogger denunciata, pronta a sostenere le giovani pro-ana, ma non era l’unica: un’altra “curatrice” che si sta ancora cercando, elargiva consigli dall’Olanda su cosa mangiare e soprattutto come fare a non mangiare. Dall’inchiesta capeggiata dal vice-questore Gianluigi Brocca, è emerso che le ragazzine pronte a seguire i suggerimenti che le avrebbero portate verso un cammino senza ritorno sono giovanissime, dato estremamente inquietante, proprio come le loro domande rivolte alle blogger: “Non tocco carboidrati, ieri ho buttato via tutta la pasta che avevo nel piatto anche se avevo fame. Se mangio un mandarino sbaglio?” e poi tutta una serie di richieste similari per dimagrire sino ad ammazzarsi.




La Procura di Ivrea non ha potuto accusare la giovane amministratrice del sito di “pro-anoressia”, perché in Italia ancora questo reato non esiste: ma le conseguenze della malattia portano spesso al suicidio e le lesioni gravissime ci sono tutte perché la cura dei problemi legati all’alimentazione richiede tempi lunghissimi.

La patologia

L’anoressia è una malattia, non una scelta: chi è anoressico non ammette di essere malato, ma lo è. Il mondo della pro-anoressia e della pro-bulimia è una triste quanto vasta e attuale realtà, che vede ragazzini consigliare come fare per ammazzarsi, perché di questo si tratta e quello di cui non sono consapevoli è che sono loro stessi ad essere malati di un male oscuro. In questo universo squilibrato, postare foto dove l’eccessivo dimagrimento è evidente, costituisce una vittoria, ritrarsi mentre si è ricoverati in un centro anti-anoressia, diventa il raggiungimento di un traguardo di cui essere fieri e da condividere. È quindi necessario, come afferma Laura Dalla Ragione, responsabile dei centri per la cura dei disturbi alimentari Palazzo Francisci e Nido delle Rondini di Todi, nel corso di un’intervista rilasciata a “La Repubblica” correre subito ai ripari, con una legge che punisca i blog pro anoressia, non tanto chi li gestisce, che spesso sono i pazienti stessi, quanto per il mercato sospetto che molte volte si cela dietro questi siti:

“La proposta di legge portata avanti da alcuni parlamentari sulla punibilità di chi gestisce siti pro anoressia ha scatenato diverse polemiche: molti di questi siti sono gestiti da pazienti, per cui  ti trovi di fronte a persone malate che devono essere curate e non punite. È chiaro che dobbiamo correre ai ripari almeno sull’aspetto dell’incitamento, ma il Ddl che era stato proposto seguendo l’esempio francese, non distingue tra questi blog, che sono più che altro una valvola di sfogo, e quelli dietro cui, in realtà, si nascondono aziende che tentano di promuovere i propri prodotti o servizi legati all’industria della dieta che non nominano direttamente l’anoressia. Se lo facessero verrebbero chiusi e puniti, sarebbe troppo semplice per chi cerca di contrastare il fenomeno. In prevalenza trattano di diete. Purtroppo sono la punta di un iceberg perché in rete ci sono altrettante realtà che non sono siti ma inneggiano ugualmente alla magrezza: come la polemica uscita tempo fa da Stella McCartey che ha pubblicato la foto di una sua modella magrissima, chiaramente anoressica. O la campagna di Victoria Secret “cerca il tuo corpo perfetto”.

Anna Lattanzi

 

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