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Possiamo dire ciaone alla lingua italiana?

I neologismi introdotti nel dizionario Devoto-Oli come specchio della società

Il dizionario Devoto-Oli introduce dei neologismi nella sua nuova versione
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L’illustre dizionario della lingua italiana Devoto-Oli introduce 1500 neologismi. Presentata a Milano il 12 settembre 2017, la nuova versione del vocabolario non manca di rimanere a passo con i tempi. La lingua italiana è viva e si evolve. Spesso assorbendo parole straniere (specialmente inglesi), ma anche plasmandosi al gergo tipico del web, che da anni è entrato nelle nostre vite. Evoluzione o involuzione?

Prima di arrivare al dizionario la parola ciaone ha fatto un lungo viaggio. Anni fa lo speaker Ignazio Failla cominciò ad utilizzarla, con tanto di hashtag. I romani che ascoltavano Radio Dimensione Suono Roma, lo ricordano bene. Il termine fu poi pronunciato nel film Confusi e Felici di Massimo Bruni dove l’attrice Caterina Guzzanti declama un liberatorio ciaone davanti ad un attonito psicologo Claudio Bisio. Da qui l’ascesa del termine che prese il volo in tutti i campi: dalla politica all’intrattenimento.

Cosa vuol dire ciaone?

Oggi cosa vuol dire ciaone ce lo dice addirittura il dizionario. Il termine è una forma di saluto che esprime ironia e scherno. Vuol dire tutto e non vuol dire niente. Ma ciaone non è l’unica nuova entrata nel dizionario Devoto-Oli. Vengono introdotti termini di politica attuale, come Brexit e tutta una serie di vocaboli legati al mondo del web. Le fake news in prima linea. Il webete, anch’esso inserito nel vocabolario, fu invece coniato dal giornalista Enrico Mentana nel 2016, mentre si difendeva dall’ennesimo attacco mediatico di uno sconosciuto “avvelenatore del web”, in merito ai clandestini negli hotel:

Mi stavo giusto chiedendo se sarebbe spuntato fuori un altro così decerebrato da pensare e poi scrivere una simile idiozia… lei pensa che il prossimo le sia simile. Ma non c’è distanza maggiore che tra il virtuoso e il virtuale: eppure per lei se uno non grufola contro gli invasori è un fake. Lei è un webete.

Non solo neologismi: il riscatto del linguaggio alto

Fortunatamente però Luca Serrianni, uno dei curatori del nuovo dizionario Devoto-Oli, riconosce l’importanza di parole forbite come ciarpame e derogare. Parole che, a sua detta, i giovani non sono più in grado di utilizzare. Ricorda, infatti, Serrianni durante la conferenza stampa di presentazione:

Perdere il contatto con la parte più alta e costruita della lingua significa diminuire le proprie competenze attive e passive. Il pensiero astratto ha bisogno di un linguaggio intellettuale




Non tutte le speranze sono perdute, quindi. Vi sarà anche una versione digitale del dizionario proprio per spiegare il giusto utilizzo dei neologismi ma anche di termini purtroppo in disuso. Questo specialmente ad appannaggio dei giovanissimi, che sono le maggiori vittime dell’appiattimento della lingua italiana.

 

 

 

 

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