Cibo, street artist che ripulisce i muri di Verona dai simboli nazisti e di odio

Il suo vero nome è Pier Paolo Spinazzè e ha fatto dell’arte civica la sua ragione di vita.

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Un servizio andato in onda al Tg3 del 24 giugno ha attirato l’attenzione di migliaia di persone. Protagonista del video trasmesso è Pier Paolo Spinazzè, in arte Cibo, street artist che sta facendo impazzire l’Italia. Classe 1982, nato a Vittorio Veneto, da sempre appassionato d’arte si è laureato in disegno industriale del prodotto. La sua attività principale è il walldesign, “una comunicazione murale che si fonde con l’ambiente”. Ha 37 anni e una carriera da writer lunga un ventennio, risale infatti al 1998 la sua prima opera di street art e da allora non si è più fermato. Questo artista è riuscito nell’ardua impresa di trasformare una passione in un lavoro a tutti gli effetti. Ma lui non si limita a lavorare per aumentare la visibilità delle aziende, lui fa molto di più. L’idea di abbellire i muri delle città e al contempo cancellare scritte e simboli fascisti, nazisti e razzisti è nata quasi per caso. Il tutto risale a tre anni fa: è cominciato tutto con un “Tito boia” coperto da un wurstel. Ma l’idea non deve essere risultata gradita agli autori della scritta, che hanno imbrattato il wurstel con svastiche e croci celtiche. Però il nostro writer ha riparato il tutto ‘versando’ delle salse sul wurstel (scelta più che mai appropriata) ed è così che ha avuto inizio il progetto di “Cibo”, street artist che combatte l’odio razzista.




Il nome “Cibo” non è ovviamente stato scelto a caso, ma riflette i soggetti da lui disegnati per coprire e cancellare simboli e scritte legate all’ideologia nazifascista, difatti vi sono insaccati, frutti, biscotti, dolci. Cibo, street artist spiega così la sua arte che lui definisce arte civica: “questo è il mio modo di contrastare il cattivismo e l’ignoranza“. E la scelta della città in cui dà sfogo alla sua passione merita di essere spiegata: Verona è da molti ritenuta “città nera”, in quanto i movimenti di estrema destra sono molto radicati in essa, come Cibo, street artist spiega:

“Il fascismo a Verona e provincia è una piaga e purtroppo tra le nuove generazioni continuano a far presa il messaggio, i contenuti e la simbologia di questi partiti e queste formazioni”.

E proprio a Verona è stato ucciso da un gruppo di naziskin un suo compagno della scuola di design, Nicola Tommasoli, nel 2008.

Un artista ha il dovere di dare il suo contributo civico. Il mio è cancellare le scritte e i simboli fascisti dai muri. E siccome Verona è la mia galleria, io voglio che la mia galleria sia ripulita dall’odio“.

Ecco perché la sua è arte civica ed è pubblica, niente quadri in casa: “Se è arte pubblica, deve esprimersi fuori, all’esterno”.




Non sono ovviamente mancati i problemi con le autorità, anzi: oltre agli scarabocchi sui suoi murales ad opera di neofascisti, Cibo, street artist se l’è dovuta vedere anche con alcuni rappresentanti delle amministrazioni.

“Sono ovviamente sempre amministratori di destra. Mi sono appena tolto quattro denunce: ho dimostrato il mio disappunto perché un sindaco voleva 3.700 di tasse su un mio murale. Una multa pretestuosa e ideologica. Le derive autoritariste a cui stiamo assistendo in Italia e in Europa, le politiche all’insegna dell’intolleranza portate avanti da governi nazional-sovranisti mi obbligano a continuare sulla mia strada. Senza offese e senza rabbia. Disegnando la fantasia”.

La sua arte civica sta riscuotendo un grande successo non solo in Italia ma anche in Europa: ha presenziato a Bilbao alla Conferenza europea per i rappresentanti dei Comuni. Va inoltre sottolineato come Pier Paolo Spinazzè tenti di rispettare territori e stagioni nei murales che va a disegnare in un certo posto:

Ogni territorio ha i suoi prodotti e le sue eccellenze. Se sono nella terra dell’asparago, disegno asparagi per coprire croci celtiche e scritte “dux”. Idem vale per il pesce, la polenta, l’uva“.

Basterà il cibo a cancellare l’odio, non solo dai muri delle città, ma anche dai cuori della gente?

Carmen Morello

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