Ciclismo, è partita la Vuelta: sarà ancora dominio sudamericano?

Tanti i papabili alla vittoria, dai colombiani Quintana e Lopez agli europei Roglic e Kruijswijk

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E’ una Vuelta senza un chiaro favorito, quella che è partita nel pomeriggio da Torrevieja con una cronometro a squadre di 13,4 chilometri, per concludersi il 15 settembre a Madrid. L’esordio è stato favorevole a Miguel Angel Lopez, che con l’Astana ha ottenuto il miglior tempo conquistando la maglia rossa di leader. Ci si aspetta una corsa dura e spettacolare, e il colombiano è solo uno dei papabili vincitori.




ASSENTI DI LUSSO 

A rendere il pronostico più che mai incerto, non sono tanto i corridori presenti, quanto gli assenti.  Mancano i vincitori delle altre due grandi corse a tappe della stagione. L’ecuadoriano Richard Carapaz, trionfatore al Giro d’Italia, era atteso alla partenza ma ha dovuto dare forfait in extremis a seguito di una caduta riportata qualche giorno fa durante un criterium in Olanda dove si è procurato un problema ad una spalla.

Egan Bernal, reduce dallo storico successo al Tour de France, ha deciso di staccare la spina dopo l’affermazione in Francia per trascorrere del tempo con la famiglia. Il suo ritorno sui pedali è previsto per la parte finale di stagione. Decisione simile per Geraint Thomas, giunto secondo alla Grande Boucle dopo averla conquistata nel 2018.

Ancora fermi ai box anche Chris Froome e Tom Dumoulin. Il britannico sta ancora recuperando dallo spaventoso incidente occorsogli al Criterium del Delfinato, quando si schiantò contro un muro durante la ricognizione della quarta tappa, rompendosi femore, gomito e alcune costole. L’olandese è alle prese con una lesione al tendine del ginocchio sinistro rimediata finendo a terra nella tappa Orbetello-Frascati dell’ultimo Giro d’Italia. Tra i big assenti anche Vincenzo Nibali, che in questa annata ha già speso molte energie disputando gli altri due grandi giri. Stesso discorso per Simon Yates, vincitore della Vuelta 2018.

 

I PRETENDENTI AL SUCCESSO

Finora il 2019 è stato l’anno del sudamerica. La tendenza potrebbe essere confermata anche in Spagna. Sono diversi i corridori colombiani che puntano al bersaglio grosso. In prima fila ci sono Nairo Quintana e Miguel Angel Lopez. Lo scalatore della Movistar, già trionfatore della corsa nel 2016, punta al riscatto dopo un Tour che lo ha visto lontano dalle posizioni di vertice. A sostenerlo avrà una squadra forte, che può contare, tra gli altri, sull’esperienza di Alejandro Valverde, campione del mondo in carica, che questa gara la conosce benissimo avendo ottenuto un successo nel 2009 con altri quattro podi (due secondi e due terzi posti).




Miguel Angel Lopez, che lo scorso anno è salito sul terzo gradino del podio sia in Spagna che al Giro d’Italia, potrebbe essere invece favorito da un percorso che presenta tante salite, ma dovrà cercare di limitare i danni nella cronometro individuale dopo l’ottima prova odierna. Curiosità poi per la prestazione di Esteban Chaves, che fu terzo nel 2016 e sembra finalmente essersi ritrovato dopo un periodo buio, mentre sembrano inferiori le chance per Rigoberto Uran.

La pattuglia andina dovrà fare i conti soprattutto con la coppia della Jumbo-Visma composta da Primoz Roglic e Steven Kruijswijk. Lo sloveno, terzo al Giro, avrebbe dalla sua i chilometri a cronometro, ma dopo la corsa rosa  ha gareggiato poco e questa potrebbe essere una grossa incognita. L’olandese invece è stato tra i grandi protagonisti del Tour, chiuso al terzo posto, mostrando una grande regolarità ma dovrà dimostrare di aver assorbito bene le fatiche francesi. Molto conterà anche la strategia della squadra. Sarà come sempre la strada a decidere. Oggi le cose sono andate male, Roglic è anche caduto e la Jumbo ha perso 40 secondi, ma c’è tutto il tempo per recuperare.

Tra i possibili outsider, si parla molto bene del britannico Thao Geogegan Hart, che sarà capitano del Team Ineos in assenza di Thomas e Bernal. Altri nomi da seguire sono quelli di Rafal Majka e del nostro Fabio Aru. Il sardo, che proprio sulle strade spagnole si era consacrato con la vittoria del 2015, è uscito rinfrancato dal Tour de France, e spera di poter essere protagonista. L’impatto però è stato negativo anche a causa di una caduta che gli ha fatto accumulare un ritardo superiore al minuto. Sono 13 in tutto gli italiani presenti, tra questi anche il campione nazionale Davide Formolo e Dario Cataldo.

IL PERCORSO

All’edizione numero 74 della Vuelta  partecipano 176 corridori in rappresentanza di 22 squadre, 18 con licenza World Tour e 4 Professional. Il percorso prevede ventuno tappe, per un totale di 3272 chilometri. Due saranno i giorni di riposo così come le cronometro (oltre quella odierna, ne è prevista una individuale di 36 km nella decima frazione). A fare la differenza, come spesso accade, saranno le montagne. Ben otto tappe si concluderanno con un arrivo in salita. Già la prima settimana potrebbe stabilire le gerarchie di classifica. Nella quinta tappa si scalerà l’Observatorio Astrofisico de Javalambre, 11 chilometri al 7,8% di pendenza. Nella settima invece, il gruppo arriverà sull‘Alto Mas de la Costa, che propone quattro chilometri al 12% con punte del 17%




Altre frazioni che faranno la differenza saranno la tredicesima, con  sette gran premi della montagna e la terribile ascesa finale sull’erta de Los Machucos che prevede punte spaccagambe al 25% di pendenza, e la quindicesima, con l’approdo al Santuario del Acebo, 8 chilometri al 9,7%.

Nella terza settimana invece, le tappe più impegnative saranno la diciassettesima, che presenta quattro salite di prima categoria, tutte lunghe ma non particolarmente dure, e la ventesima, con ben sei gran premi della montagna e l’arrivo sulla Plataforma de Gredos.

Ci saranno poi anche frazioni di pianura, e almeno sei arrivi adatti ai velocisti, almeno sulla carta. In generale, gli organizzatori hanno puntato su percorsi non troppo lunghi (nessuna tappa supera i 200 chilometri) ma spesso piuttosto nervosi, per cercare di creare delle frazioni il più possibile movimentate.

 

DINO CARDARELLI

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