Henry muore a seguito di una circoncisione casalinga

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Succede a Torino. Un neonato subisce una circoncisione casalinga, si sente male, e muore, in seguito ad aver riportato gravi lesioni all’apparato genitale.

Il sei febbraio era la giornata mondiale contro le mutilazioni femminili.

8000 bambine, ogni giorno, subiscono l’infibulazione, ovvero la mutilazione chirurgica degli organi sessuali. Quel che è peggio, è che molto spesso le operazioni vengono effettuate in condizioni sanitarie spaventose, con strumenti rudimentali, senza anestesia, con coltelli, lame di rasoio, vetri rotti, forbici.

Per mano, ovviamente, di personale medico non competente, e meno che mai esperto.

A quanto mi risulta, però, non esiste una giornata mondiale contro le mutilazioni maschili. Eppure avvengono, ogni giorno. Sto parlando di circoncisione. Si tratta di una pratica di matrice prettamente religiosa, intrisa di quel culturalismo e tradizionalismo, ancora troppo radicato in alcuni luoghi del mondo.

Ed è proprio l’enorme significato religioso di questa mutilazione sessuale, la circoncisione, operata per lo più a scapito di bambini appena nati, che sta alla base della difficoltà non solo di estirparla, ma anche solo di criticarla.

Un rabbino potrebbe dirmi che la circoncisione sarebbe parte integrante dell’identità ebraica; così come un musulmano affermerebbe che vietarla, sarebbe come limitare la libertà religiosa.

circoncisione

Eppure i rischi ci sono, e sono tanti, visibili, palpabili, stimabili. E si pagano con la vita di piccoli esseri innocenti.

Accade a Torino, succede ancora, in un mondo moderno, che un essere invisibile, appartenente alla fascia di popolazione più debole, scompaia, avvolto dall’alone di invisibilità tipica dei rifugiati, quegli abitanti silenziosi delle periferie d’Italia.

Henry aveva un mese di vita. Aveva solo un mese di vita, ma si è fatto sentire, ha risucchiato verso di se l’attenzione mediatica, proprio perchè lui non c’è più, è stato cancellato, non resta altro che il ricordo, insieme ad una scatola di antipiretico.

Il piccolo, domenica sera scorsa, dormiva in una vecchia aula dell’istituto tecnico industriale “casale” di Torino, chiuso da anni, e riconvertito a dormitorio per sfrattati, migranti, pezzenti; come molti altri edifici della zona. E non solo a Torino. Una scuola occupata da 200 persone nel quartiere Aurora, fra vecchie case, fabbriche dismesse.

Il bambino era pallido, però, sembrava quasi privo di sensi. Si, perchè la domenica mattina, i genitori del piccolo, avevano chiamato un connazionale per effettuare la circoncisione sul bimbo.Convocato lì, in quell’aula lurida, come se fosse un vero medico.

E’ una storia triste quella che vi racconto, una storia che mette in risalto la solitudine e l’ignoranza di quelle persone, che perdono la dignità in mare, effettuando viaggi inifiniti per raggiungere le nostre coste. Sbarcano in Italia con pochi affetti sotto il braccio, pregando il loro Dio, aggrappandosi ad una religione, che è per loro uno stile di vita; nella speranza di sopravvivere.

E’ un triste paradosso il fatto che, per tener fede ad una tradizione, dettata dalla loro cultura religiosa, due genitori africani, abbiano perso il loro piccolo Henry.

A Torino abitano circa 700 ghanesi, e altri 500 sono richiedenti asilo, in attesa di risposta.

Succede a Torino, ma anche a Milano, a Brescia, e in molte altre città ancora. Sono famiglie di rifugiati che ricorrono a persone non autorizzate, falsi medici, che operano in condizioni di scarsa igiene e alta pericolosità. Addirittura somministrano scatole di antipiretici… In caso di complicanze.

E’ tardo pomeriggio ormai, quando la polizia scientifica di Torino esce dalla vecchia scuola con un sacco della spazzatura in mano. Lì dentro è racchiusa tutta la vita di Henry, che viene spazzata via, probabilmente proprio a causa di un dosaggio eccessivo di antipiretico. Come spazzatura, viene gettata via la breve esistenza di un bambino invisibile, e insieme alla sua, anche quella dei suoi genitori.

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