Claudette Colvin, sconosciuta pioniera della lotta alla segregazione razziale

La giovane attivista Claudette Colvin ha dato il via, prima di Rosa Parks, all’intensificarsi della protesta che ha portato alla definitiva abolizione della segregazione razziale

 

 

La vicenda di Claudette Colvin è stata oscurata e rimpiazzata da quella molto simile e vicina nel tempo di Rosa Parks. Quest’ultima è divenuta in seguito una delle icone della lotta per i diritti dei neri in America.





Ma il gesto di rifiuto di cedere il posto a un bianco lo aveva compiuto diversi mesi prima Claudette Colvin, molto più giovane e vivace della Parks e forse per questo motivo non è stata fatta emergere dai movimenti sociali che si battevano per i diritti delle persone di colore . È stata la prima persona ad essere arrestata per aver sfidato le politiche di segregazione razziale degli autobus di Montgomery, ma la sua storia rimane relativamente sconosciuta. Dopo aver lasciato Montgomery per New York, Claudette si allontanò dall’attivismo, ma il suo gesto può essere considerato il lampo che diede il via al boicottaggio degli autobus a Montgomery e che portò nel giro di un anno a dichiarare incostituzionali le leggi “Jim Crow”.

Il cambiamento portato dalla guerra

In realtà già subito dopo la Seconda Guerra Mondiale la situazione iniziò a cambiare.
Il movimento contro la segregazione razziale e i diritti civili organizzò scioperi, proteste e marce, i democratici decisero di appoggiare la causa, la Corte Suprema iniziò a giudicare non costituzionali alcune leggi e altre forme di discriminazione privata: nel 1944, per la prima volta, il giudice Frank Murphy usò la parola “razzismo” in un giudizio della Corte. La guerra era stata infatti vinta contro un regime criminale fondato sul razzismo, il movimento di decolonizzazione ottenne la simpatia del paese, e inoltre una classe media nera aveva cominciato a svilupparsi. La segregazione veniva sempre più percepita come un’anomalia, nonostante raccogliesse ancora numerosi difensori. Nel 1948 terminò la segregazione razziale nelle forze armate.

Le sentenze inclusive

Nel 1950 la Corte Suprema emette due sentenze sulla segregazione nelle università: McLaurin contro Oklahoma State Board of Regents cancella le condizioni imposte a uno studente nero per l’ammissione ad un’università in precedenza bianca: sedersi in spazi separati in classe, al bar e in biblioteca; Sweatt contro Painter impose l’ammissione di uno studente nero in un’università bianca dato che la nuova università del Texas, riservata ai neri non aveva, fra le altre cose, lo stesso prestigio dell’università bianca. Ma la più importante fu la sentenza Brown. Oliver Brown, ha cercato di far entrare sua figlia Linda nella scuola bianca, più vicina alla loro abitazione, ma il preside della scuola ha rifiutato. Altri dodici genitori neri si sono uniti a Oliver Brown nel tentativo di far entrare i loro figli nella scuola elementare bianca. Le due scuole dovevano essere “separate ma uguali“. Ma non lo erano.
Nel 1951  l’Associazione nazionale per l’avanzamento delle persone di colore (NAACP) ha aiutato i genitori a intentare una causa collettiva. Il voto su Brown contro il Consiglio d’Istruzione è stato unanime, il che significa che tutti e nove i giudici hanno votato allo stesso modo.

La fine della segregazione razziale

La sentenza nella causa è stata scritta da Earl Warren, che era Presidente della Corte Suprema. Egli ha detto che “le strutture educative separate sono intrinsecamente disuguali”. Questa decisione ha reso la segregazione razziale delle scuole contro la legge in ogni stato americano. Alcuni Stati non hanno obbedito a questa decisione del tribunale all’inizio, ma solo negli anni ’70 tutte le scuole pubbliche degli Stati Uniti furono integrate. La fine della segregazione razziale per legge viene fatta coincidere con la firma il 2 luglio 1964 da parte del presidente Lyndon B. Johnson del Civil Rights Act e, e  del Voting Rights Act, del 1965: leggi che dichiararono illegali le disparità di registrazione nelle liste elettorali e la segregazione razziale nelle strutture pubbliche e che permisero l’effettivo esercizio del diritto di voto per tutti e tutte senza distinzione di etnia e colore della pelle.

Come si è visto per le scuole dopo la sentenza Brown, il diritto può arrivare a rendere illegittimo un sistema consolidato di segregazione razziale, ripudiando una dottrina centenaria e ingiusta, la dottrina del “separate ma uguali”, ma fallisce nell’abolirlo effettivamente se non è accompagnato da pratiche sociali e politiche coerenti con quell’obiettivo egualitario e se non è sostenuto da  movimenti sociali di attivismo, come quello di Claudette Colvin, Rosa Parks, Martin Luther King, etc. che si prefiggano di combattere l’oppressione di gruppo che produce la segregazione razziale.

Veronica Sguera

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