Cambiamenti climatici: tre giorni della merla o primavera?

In Italia sbocciano i fiori nei tradizionali tre giorni più freddi dell’anno

La leggenda dei giorni della merla sfatata dalle alte temperature, causate dai cambiamenti climatici che, a detta di Coldiretti, “si stanno manifestando con pesanti effetti sull’agricoltura italiana”.

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Il 29, 30 e 31 gennaio sono tradizionalmente i giorni più freddi dell’anno, i cosiddetti giorni della merla: quest’anno però il clima sfata la leggenda, con temperature più alte della media in tutt’Europa.

Un ampio anticiclone ha portato temperature miti e alta pressione in gran parte d’Europa nel mese di gennaio.

In Italia le condizioni climatiche del primo dei tre giorni della merla sono state per lo più soleggiate e con temperature notevolmente sopra alla media annuale, soprattutto nel Sud d’Italia, dove si sono registrati 17º e la primavera pare già iniziata.

In Valpadana invece, a causa dell’aria umida nei bassi strati e della mancanza di vento, oggi giornata autunnale: la nebbia ha fatto da padrona e le temperature non hanno superato i 10º.





Sull’origine dell’accezione “giorni della merla” ci sono diverse ipotesi: la prima e più nota si riferisce ad una leggenda molto antica e particolarmente diffusa nel nord d’Italia.

giorni della merlaLa versione più conosciuta racconta che una volta tutti i merli avevano un piumaggio bianco candido; un giorno però arrivò un freddo insopportabile e i merli cercarono riparo in un comignolo, da dove usciva un fumo caldo. Rimasero appollaiati lì per tre giorni, gli ultimi gelidi giorni di gennaio, e quando finalmente ripresero il volo, si accorsero che le loro piume si erano tinte di nero. Da allora i merli sono neri e gli ultimi tre giorni del mese di gennaio sono definiti “i giorni della merla”, per tradizione i più freddi e gelidi dell’anno.

Completamente di altro genere le ipotesi di Sebastiano Pauli, che nel 1740 pubblicò “Modi di dire toscani ricercati nella loro origine”, dove affermava:

«I giorni della Merla» in significazione di giorni freddissimi. L’origine del quel dettato dicon esser questo: dovendosi far passare oltre Po un Cannone di prima portata, nomato la Merla, s’aspettò l’occasione di questi giorni: ne’ quali, essendo il Fiume tutto gelato, poté quella macchina esser tratta sopra di quello, che sostenendola diè il comodo di farla giugnere all’altra riva.

Altri altrimenti contano: esservi stato, cioè un tempo fa, una Nobile Signora di Caravaggio, nominata de Merli, la quale dovendo traghettare il Po per andare a Marito, non lo poté fare se non in questi giorni, ne’ quali passò sovra il fiume gelato.”.





Il gelo che tutti aspettavano nei giorni della merla pare si faccia attendere, sfatando la leggenda popolare ma forse non il proverbio che dice: “Giorni della merla freddi, primavera bella; giorni della merla caldi, primavera in ritardo.”.

Le previsioni meteo preannunciano, infatti, un generale calo delle temperature proprio al concludersi dei tre giorni della merla: dal primo febbraio torneranno le gelate, che potrebbero provocare ingenti danni al settore agricolo.

I dati raccolti da un monitoraggio della Coldiretti sono allarmanti: durante il mese di gennaio le temperature sono state superiori alla media e le precipitazioni si sono ridotte del 12%, provocando la fioritura di mandorli e l’anticipo di quasi tutte le coltivazioni.

La Coldiretti afferma:

“Siamo di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici che si stanno manifestando con pesanti effetti sull’agricoltura italiana, che negli ultimi dieci anni ha subito danni per 14 miliardi di euro. Si moltiplicano gli eventi estremi, sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi ma intense e il repentino passaggio dal sereno al maltempo. Siccità e bombe d’acqua con forti piogge a carattere alluvionale, ma anche nevicate estreme e picchi di calore anomali si alternano lungo l’anno e lungo tutta la Penisola.”.





È evidente quanto le conseguenze del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici siano catastrofiche e quanto gli impegni presi a livello internazionale non siano sufficienti.

Citando il World Wide Fund for Nature (WWF), la più grande organizzazione mondiale per la conservazione della natura:

“Dobbiamo lavorare sodo per ridurre le emissioni e dobbiamo contemporaneamente cominciare ad adattarci agli impatti del cambiamento climatico ormai in atto e crescenti. Ma se l’aumento di temperatura raggiungesse e superasse la soglia di 2°C, le conseguenze sarebbero in ogni caso molto difficili da affrontare con i mezzi a disposizione.
Oggi gran parte della comunità scientifica indica la soglia di rischio in 1,5°C: questo allerta è facilmente comprensibile se si pensa a tutti i fenomeni già in atto con l’attuale aumento che è di 0,8°C.”.

 

Fadua Al Fagoush

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