Codice Antimafia: dopo il blocco, la riforma ritorna alla Camera

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Nella giornata di ieri il ddl Codice Antimafia aveva subito uno blocco dal Senato che ne aveva impedito il voto, che oggi è stato compiuto.

Codice Antimafia, come si è svolta la votazione oggi

Rinviate a oggi le votazioni riguardo il Codice Antimafia, alla Camera 129 favorevoli, 56 oppositori – come la Lega – e 30 astenuti. Tra questi ultimi il Movimento Cinque Stelle che, a seguito di una proposta di modifica al ddl bocciata dal senatore Grasso, hanno deciso l’astensione.




Cosa prevede il Codice Antimafia

Sebbene il nome possa indurre a circoscrivere la riforma solo a un determinato contesto, il disegno di legge intende porre il mirino della della giustizia a casi di corruzione, concussione, stalking e terrorismo.

Non dunque solo i mafiosi e le organizzazioni criminali, ma chiunque sia sospettato di reati contro la pubblica amministrazioni. A tal proposito, a Palermo il caso di Silvana Saguto – ex presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo – e di altri 20 indagati (tra i quali il marito della stessa), ha fatto notizia l’anno scorso e quest’anno, a giugno, è stata espulsa dall’Associazione Nazionale Magistrati, con l’accusa di mala amministrazione dei beni confiscati e di corruzione.

Casi come questi dovrebbero essere prevenuti dal Codice Antimafia che adesso inizierà l’iter per la messa in pratica. I beni confiscati hanno fruttato all’incirca 25 miliardi di euro allo Stato.

Le Sedi dell’Agenzia dei beni confiscati

L’Agenzia verrà gestita da un direttore che si occuperà dello smistamento dei beni dopo la confisca. La riforma include norme riguardo gli amministratori giudiziari i quali non potranno avere più di tre incarichi e non dovranno avere alcuna parentela o comunanza con il magistrato che ricopre e conferisce l’incarico. 

Saranno 200 le unità messe a disposizione attuare il decreto legge su tutto il territorio. La sede centrale sarà a Roma, mentre le secondarie si troveranno a Bologna, Milano, Roma, Napoli, Reggio Calabria, Palermo e Catania.

 

Gea Di Bella

 

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