Quella volta che Bill Clinton perse i codici nucleari degli Stati Uniti

Avete presente quella leggenda secondo cui il Presidente degli Stati Uniti ha sempre una valigetta nera al seguito? Ecco: non è una leggenda. Dentro ci sono i codici nucleari, ma non solo. Scopriamo insieme il contenuto e gli aneddoti più curiosi relativi a uno degli oggetti più misteriosi del mondo. 





Ufficialmente si chiama “President’s emergency satchel” (letteralmente “cartella d’emergenza del presidente”), ma spesso viene citata con il nomignolo di “Nuclear football”. L’allusione sportiva si deve al fatto che il piano di guerra statunitense una volta venisse soprannominato “dropkick”, come un particolare calcio al pallone nel rugby e nel football americano.




A cosa serve?

Per sintetizzare, il nuclear football è una valigetta nera che accompagna il Presidente degli Stati Uniti in ogni suo spostamento dalla Casa Bianca. A spostarla fisicamente è un militare ad hoc. Ma a che serve? Semplice: con il suo contenuto il presidente può ordinare l’uso di armi nucleari.




Il contenuto

L’oggetto ha da sempre suscitato una grande curiosità da parte del pubblico e della stampa. Bill Gulley, che nel 1980 era il direttore dell’ufficio militare della Casa Bianca, rilasciò delle dichiarazioni abbastanza precise riguardo al contenuto della valigetta. Gulley disse che all’interno c’erano il Black Book, un altro libretto bianco e altre istruzioni riguardanti l’impiego del sistema radiotelevisivo d’emergenza.

Il Black Book altro non sarebbe che un libretto di 75 pagine nere a inchiostro bianco con la descrizione dei possibili obiettivi strategici, degli eventuali scenari e del numero di vittime che un attacco potrebbe causare.  Sui fogli neri campeggerebbero delle scritte in rosso con le opzioni di risposta a un attacco nucleare. Il libretto bianco, invece, sarebbe la lista dei luoghi sicuri in cui i servizi segreti dovrebbero trasferire il Presidente.

Il telefono

A completare il contenuto ci sarebbe anche un telefono, da utilizzare nel caso in cui il Presidente sia in viaggio. Il telefono consentirebbe un contatto sicuro via satellite con il National Military Command Center (NMCC), che gestisce tra le altre cose i lanci di ordigni nucleari e che ha sede all’interno del Pentagono in Virginia. Il Presidente degli Stati Uniti, infatti, come aveva dichiarato Obama in un’intervista nel 2016, ha un telefono che praticamente è simile ai giocattoli dei bambini. Per timore che qualcuno ne intercettasse le conversazioni, dichiarò Obama, l’allora Blackberry presidenziale non poteva effettuare telefonate, riprodurre musica, inviare messaggi o fare fotografie.

Il biscotto con i codici nucleari

Ma non si esaurisce tutto con la valigetta. Nella tasca della giacca o dei pantaloni del Presidente ci sarebbe anche il “biscuit”, cioè la tessera con i codici di autenticazione. Per il lancio dei missili intercontinentali o l’avvio di operazioni su larga scala, non basta dire “Sono io, sparate”, ma è necessario fornire i “gold codes” per l’identificazione. Tutto qui? No. Il protocollo prevede un’ulteriore conferma da parte di un secondo membro del governo. Alcuni esponenti politici statunitensi sarebbero però contrari all’esclusiva del presidente: 31 membri del Congresso hanno già firmato una lettera indirizzata a Biden perché rinunci a questo tipo di potere.

Come viene consegnata

La tessera o “biscuit” viene attivata solo dopo che il Presidente ha prestato giuramento, anche se gli viene consegnata dopo il “briefing nucleare” tra i due Presidenti, un incontro che si tiene alla Blair House, di fronte alla Casa Bianca, poco prima della cerimonia di inizio del mandato.

Il debutto

Il sistema dei codici e della valigetta, ovviamente, non è sempre esistito. Il pioniere dell’invenzione è  John Fitzgerald Kennedy. Suo fu il National Security Action Memorandum, un documento segreto, che vergò proprio per paura che qualcuno potesse lanciare missili senza la sua autorizzazione all’indirizzo di Mosca. In realtà si trattava di una falla nella sicurezza che aveva riscontrato anche nel sistema sovietico e che, a crisi di Cuba rientrata, cercò di risolvere. Kennedy revisionò così il sistema di comando militare degli USA, adeguandolo ai tempi, e introdusse il “nuclear football”.

Chi se ne occupa

A occuparsi fisicamente della valigetta, dicevamo, c’è un funzionario speciale. O meglio: ce n’è uno a rotazione tra i cinque forniti dai comparti militari. Si tratta, ovviamente, di un soggetto armato. A occuparsi del biscotto con i codici, invece, è il Presidente e nessuno può farlo al posto suo.

Cose che potevano finire male

Nella storia, ovviamente, è accaduto che alcuni Presidenti si separassero sbadatamente dal biscotto. Jimmy Carter, ad esempio, lasciò i codici in una giacca che poi il suo staff mandò in tintoria. Nel 1981, Reagan fu vittima di un attentato che per poco non lo uccise (famosa è la frase che disse ai medici che dovevano operarlo: “Spero siate tutti repubblicani”). Trasportato d’urgenza all’ospedale della George Washington University, i medici gli tolsero i vestiti e gettarono la tessera nella spazzatura. A recuperarla fu poi l’FBI.

Le disavventure di Clinton 

Il più distratto però fu Clinton, secondo quel che si sa. Nel 1998, appena prima dello scandalo Lewinsky, il presidente Clinton si sarebbe reso conto di aver perso la tessera con i codici nucleari.  Il generale Hugh Shelton, ex-capo di stato maggiore delle forze armate Usa, rivelò l’aneddoto in un suo libro. “I codici nucleari furono persi per alcuni mesi”, secondo anche quanto riportato dal colonnello Robert Patterson,  uno dei militari incaricati del trasporto della valigetta. Il soldato avrebbe chiesto infatti al Presidente  la vecchia tessera per aggiornarla con una nuova e Clinton avrebbe risposto candidamente di averla smarrita. Insomma, non un gran periodo per Bill Clinton, che si separò accidentalmente dalla valigetta rientrando anche da un vertice NATO senza essere accompagnato dal militare addetto.

L’attenzione di Trump

Più scrupoloso, invece, contrariamente a tutte le malelingue, sembra essere stato Donald Trump nel tenere accanto a sé la valigetta. Nel 2017 l’allora Presidente aveva postato una foto su Facebook dal suo resort in Florida che lo ritraeva in compagnia dell’ufficiale addetto al nuclear football. Un caso che l’immagine sia stata diffusa proprio in concomitanza con la visita del premier giapponese a casa Trump e proprio mentre l’acerrimo nemico del Giappone, Kim Jong Un, faceva partire dei missili verso il Mar del Giappone?

Nel 2017, durante la visita di Trump in Cina, ci sarebbe stata una breve colluttazione tra i militari addetti alla valigetta e i funzionari alla sicurezza cinese. Il problema? Questi ultimi avrebbero voluto impedire l’accesso della valigia alla Sala del Popolo.

Cose che potevano finire molto male

Più scivolosa invece la situazione dell’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio di quest’anno. I filmati registrati dalla sicurezza mostrano l’allora vicepresidente Mike Pence che cerca di trasportare fuori dall’aula del Senato, con l’aiuto dell’ufficiale, il nuclear football di riserva. Secondo le stime elaborate, la valigetta si sarebbe trovata a meno di 30 metri dai manifestanti.

E sempre a proposito di Trump: non avendo partecipato alla cerimonia di insediamento di Biden, non è avvenuta materialmente la consegna dei codici nucleari tra i due presidenti. Semplicemente, una tessera è rimasta nelle mani di Trump ed è stata disattivata allo scoccare del mezzogiorno, mentre veniva attivata quella nel cappotto di Biden.

Elisa Ghidini

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