Comau, eccellenza italiana in offerta

Un’altra azienda-chiave della nostra industria più innovativa passa ai cinesi?

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La Comau, azienda che si occupa di automazione e robotica industriale, sta per essere smantellata dal gruppo FCA a favore della più potente economia mondiale, la Cina. All’Italia che cosa resta delle sue eccellenze?

Il punto

L’eredità lasciata da Sergio Marchionne si sta dileguando? A poche settimane dalla vendita di Magneti Marelli, da sempre emblema dell’avanguardia italiana, anche la Comau, Consorzio Macchine Utensili, parte del gruppo FCA, sta per passare secondo indiscrezioni ai cinesi o comunque ai migliori acquirenti.

Un po’ di dati

Meno nota della Magneti Marelli, la Comau con all’attivo 12.600 dipendenti, è un’azienda che si occupa di automazione e robotica industriale, e rappresenta un altro pezzo formidabile della tecnologia made in Italy.

Ci si chiede però se la politica del successore di Marchionne, più che un vantaggio economico, non rappresenti per il Bel Paese l’ennesimo caso di svendita dell’economia industriale italiana. Già la Magneti Marelli, ceduta alla giapponese Calsonic Kansei, controllata dal fondo americano Kkr per 6,2 miliardi, ha decisamente rimpinguato le casse di FCA, ma ha messo la parola “fine” sulla proprietà italiana di un pilastro della nostra tradizione tecnica.

Adesso si aggiunge l’eventuale passaggio di Comau, da molti visto come un asset strategico, potrebbe risultare addirittura un danno per il nostro paese in termini di sicurezza nazionale. In secondo luogo c’è la questione dell’occupazione: quale sarà il destino dei dipendenti Comau? Considerando che in Italia la disoccupazione cresce a vista d’occhio e che molte piccole aziende stanno chiudendo i battenti ormai da anni, non è cosa di poco conto.

L’eccellenza

La Comau infatti si avvale di ben 32 sedi, 5 centri di ricerca, 14 stabilimenti produttivi ed è guidata da Mauro Fenzi nella sede principale di Grugliasco. Si tratta di un’azienda innovativa in tutto e per tutto; non solo sostiene la cosiddetta “rivoluzione digitale” fornendo soluzioni di automazione in fabbrica, ma esprime la sua idea di fabbrica con il concetto di “human manufacturing”, mettendo al centro del processo produttivo l’uomo. All’interno di questo opificio moderno uomo e macchina si incontrano in un perfetto connubio, trovando agevole la collaborazione con i robot, ieri macchine del futuro, oggi amici dell’uomo nel lavoro quotidiano della fabbrica ideale nata nel lontano 1970. Dopo l’ingresso nel gruppo Fiat alla fine degli anni novanta, la Comau si è estesa a livello globale e oggi ha sedi e stabilimenti in tutto il mondo con un valore pari almeno a 1,8 miliardi in termini di profitti.

Insomma, una bella fetta della migliore produzione industriale a marchio italiano, che rischia di finire nelle mani dei cinesi. Il tutto giustificato da due fattori: il primo è il business della Comau che rispetto alla competizione mondiale viene considerata troppo piccola; il secondo consisterebbe nel piano di sviluppo della FCA, la quale intende ormai concentrarsi solo sul comparto automobilistico e come tale esige capitali importanti da investire nel suo tradizionale settore di punta.

Considerazioni

Tuttavia, se si considera che la Comau abbraccia ben sette settori industriali, dall’automotive all’industria aerospaziale per le esigenze dell’aviazione civile e militare, dai veicoli commerciali all’automazione per l’industria pesante e per l’industria ferroviaria, per finire nelle energie rinnovabili e nell’industria generale, si capisce bene quale potrebbe essere la “perdita” per l’Italia.

Ci chiediamo piuttosto perché la Fiat, che tante volte ha attinto alle casse italiane, essendo di fatto il nostro un capitalismo di stampo politico, non si preoccupi oggi di sviluppare ulteriormente quei settori che potrebbero fungere da traino per il paese, investendo piuttosto nelle eccellenze, nei giovani e se fosse necessario anche rischiando per risvegliare magari la crescita nazionale.

Jenny Canzonieri

 

 

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