Combattere la corruzione privata per sconfiggere la corruzione pubblica

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La battaglia che sta appassionando gli italiani migliori mi lascia perplesso; e più diventa appassionata più mi pare un diversivo, una trappola, che sta prosciugando le poche energie politiche della parte sana della nazione e le risorse dell’unico partito non apertamente liberista. Parlo dei vitalizi. Che sono una porcheria e il sintomo di una classe dirigente profondamente corrotta. Ma c’è corruzione e corruzione e nessuno sembra farci caso.
Era corrotta l’Unione Sovietica? Certo, a livello di istituzioni e di amministrazione pubblica: perché il potere era lì e chi vi aveva accesso doveva infrangere, per trarne benefici personali, leggi e regolamenti intesi a prevenire l’arricchimento privato a vantaggio del bene comune. E gli Stati Uniti? Molto meno. Perché il potere reale e i soldi sono in mano ai privati e le leggi proteggono l’arricchimento personale e fanno molto poco per salvaguardare l’interesse pubblico.
Pensate alla geniale invenzione del concetto di lobby, da un paio di decenni sdoganato anche in Italia. Di che si tratta? Della possibilità per chi ha denaro e vuole farne molto di più, di darne un po’ a politici e amministratori in cambio di favori. Ma nessuno la chiama corruzione perché è trasparente, legale.
Pensate alla Juventus. Fu sbattuta in serie B perché corrompeva gli arbitri; ma malgrado ciò non vinceva sempre. Adesso vince tutti i campionati, tutti: senza tecnicamente corrompere nessuno ma limitandosi a comprare i migliori tecnici e giocatori, inclusi quelli che non le servono ma potrebbero rafforzare le squadre avversarie. La spesa è enormemente superiore a quella della corruzione classica e dunque pochissimi possono competere, e per di più non comporta alcun rischio o sanzione.
Pensate a società come Amazon, Apple, le grandi banche, le corporation miliardarie che controllano l’economia mondiale. La loro ricchezza deriva dal fatto che ottengono agevolazioni e pagano pochissime tasse; ma non evadono il fisco: approfittano di scappatoie legali pensate da avvocati milionari, sostenute da giornalisti milionari e imposte da lobbisti milionari a parlamentari che se guadagnano 120mila euro all’anno vengono considerati ladri dalla gente. Alla quale ormai importa soltanto che il sistema pubblico sia povero e in mano a poveri: mentre quello privato può fare ciò che gli pare tanto sono soldi loro, mica nostri.
Non c’è dubbio, il capitalismo ha stravinto. Nei fatti e nella mentalità del popolo. Ma quale popolo? Decine di milioni di individui incapaci di solidarietà e che trovano sollievo dalla loro solitudine e frustrazione nel consumismo (di prodotti imposti dalla pubblicità e di miti spacciati da televisioni e social) e appunto in battaglie contro lo Stato e la sua corruzione di basso livello, incuranti della gigantesca corruzione privata che sta portando il paese e il pianeta allo sfacelo.
Se non accompagnata da una lotta contro la corruzione privata, la lotta contro la corruzione pubblica è solo liberismo.

 

Francesco Erspamer

 

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