Combustibili solari: passi avanti dall’Olanda

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I combustibili solari sono la grande scommessa del futuro (speriamo molto prossimo) ma cosa sono? Per combustibile solare si intende un combustibile pulito ottenuto da un processo che essenzialmente utilizza solo l’energia solare e l’acqua, in pratica qualcosa che imita il modo in cui le piante producono la propria energia. Dunque non energia solare per produrre energia elettrica o riscaldare, ma per realizzare combustibili che sono interamente eco-friendly, sia quando vengono impiegati che nel processo di produzione. Quali combustibili? Beh ovviamente il primo che viene in mente parlando di acqua è l’idrogeno.
Ora dall’Università di Twente, un’università pubblica olandese di ricerca, arriva notizia, con uno studio pubblicato su Nature Energy, di un avanzamento nella ricerca nel campo dei combustibili solari, il più efficace tasso di conversione mai ottenuto in questo campo.



I punti più importanti di quanto ottenuto in Olanda sono due, il primo è che non sono stati utilizzati elementi rari e costosi, voi direte: ma non avevi detto che servono solo energia solare e acqua? Sì, il combustibile è ricavato dall’acqua, ma serve un catalizzatore per la reazione. Il secondo punto importante è la tecnica vincente, l’escamotage che ha permesso il miglioramento delle prestazioni, si chiama disaccoppiamento (decoupling) cioè separare. Separare che cosa? Il punto in cui i fotoni della luce sono assorbiti da quello in cui, grazie al catalizzatore. avviene la reazione chimica di conversione. Questo è necessario perché normalmente i catalizzatori riflettono la luce, noi invece abbiamo bisogno che assorbano più fotoni possibile per aumentare la resa del processo di conversione.
Tecnicamente il sistema utilizza dei microfilamenti di silicio lunghi un decimo di millimetro, sulla punta c’è il catalizzatore, i fotoni vengono catturati tra i filamenti mentre sulle punte avviene la reazione di conversione.
Per la cronaca fornisco il numeretto: il tasso di conversione raggiunto è 10,8%, il più alto mai raggiunto da un’architettura fondata sul silicio, purtroppo non è ancora abbastanza alto (ecco perché valeva la pena di citarlo) da renderlo conveniente economicamente, i ricercatori ritengono che ci sia bisogno di arrivare perlomeno al 15%.

Fonte immagine: www.utwente.nl

Roberto Todini

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