Come si può denunciare un parroco che predica le parole di Cristo?

Don Alberto ha 80 anni, ha un passato da missionario in Perù, in Africa, a contatto con gli ultimi, una mano immersa nel fango della povertà e nell’altra il Vangelo.

Don Alberto è stato denunciato e il suo processo fissato a maggio.




A denunciare questo anziano parroco è stato uno degli uomini più potenti d’Italia.
Uno che da 25 anni vive nel lusso, con stipendi da favola, senza aver mai dovuto lavorare, beneficiario di poltrone pubbliche da una vita, profumatamente pagato con i soldi dei cittadini italiani.

Questo potente, ex Ministro dell’Interno, ha denunciato questo anziano parroco perché lui, don Alberto, ha osato ricordare che Gesù disse:

“Sono straniero e mi avete accolto”. E che quindi “o si è cristiani o si sta con Salvini”.

A Matteo Salvini questo anziano parroco di provincia, con poche ma coraggiose parole, ha rovinato tutta la narrazione del leghista in missione per conto della Madonna.

Il ragionamento che don Alberto potrebbe far balzare nelle menti di chi lo ascolta è molto banale. Ed è una domanda: se Gesù Cristo oggi fosse qui tra noi griderebbe da un palco “Prima gli italiani” o “Prima gli ultimi”? Chiudere i porti o spalancate i porti? Buttateli in mare o date loro un pasto e un giaciglio?

E Gesù sarebbe apprezzato, seguito, amato o bollato come “amico dei trafficanti” e “buonista”?

 

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Le risposte ognuno, se è ancora capace di guardare dentro sé stesso e di essere un briciolo onesto, almeno nella propria intimità, le conosce bene.

Ed ecco perché le parole di don Alberto, diventando lui, lui, militante del messaggio cristiano, bruciano tanto al ricco e potente sfruttatore di immagini divine.

Ecco perché lo ha denunciato e continua a pretendere da don Alberto scuse e un esborso economico. Perché sono parole che potrebbero svegliare le coscienze più manipolate. E questo, al ricco e potente politico che sventola il rosario e urla parole di paura e odio, non sta bene.

Ma noi sì.
E don Alberto, caro Capitano, deve rispondere alla sua coscienza e alla sua fede.
Non a te.

 

Emilio Mola

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