“Comfort Women”, la statua riaccende le tensioni tra Giappone e Corea del Sud

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In Corea del Sud, più precisamente a Busan, vicino al consolato giapponese è comparsa la statua di una “Comfort Women”. Il suo scopo è quello di ricordare le donne usate dai giapponesi come schiave sessuali durante la guerra.

La statua in bronzo della giovane donna riapre una pagina molto difficile riguardo i rapporti fra Giappone e Corea del Sud.

Le “comfort women” erano donne al servizio dell’Impero giapponese come prostitute. Secondo di verse fonti erano gli stessi membri della marina militare e dell’esercito giapponese, direttamente o indirettamente coinvolti, a rapire queste donne nei territori occupati usando stratagemmi come la promessa di lavori.

Comfort Women

In Corea del Sud questa ferita è ancora aperta, in quanto il Giappone non ha mai chiesto pubblicamente scusa per la crudeltà e il comportamento deplorevole mostrato dal proprio esercito.

Le relazioni tra Giappone e Corea del Sud sono tornate ad inasprirsi, mandando all’aria un accordo rincorso per 70 anni per poter condividere i segreti militari per poter affrontare il prossimo test nucleare del leader nord coreano Kim Jong-Un.

Alcune foto immortalano un attivista sud coreano inginocchiato davanti alla statua della ragazza con indosso una maschera raffigurante il volto di Shinzo Abe.

Shinsuke Sugiyama, vice primo ministro degli esteri del Giappone ha chiesto la sua rimozione. Essa infatti non rispetta gli accordi presi nel dicembre del 2015.

In occasione della firma di quell’accordo il Giappone aveva donato a titolo di indennizzo 8 milioni e mezzo di dollari per le donne sopravvissute e le proprie famiglie. Un gesto simbolico che non placa la rabbia degli attivisti, i quali hanno eretto la statua proprio davanti al consolato giapponese. In cambio Seul non avrebbe lasciato trapelare critiche a livello internazionale verso il Paese del Sol Levante riguardo la questione.

La comparsa della statua ha offeso il governo di Tokyo facendogli prendere la decisione di richiamare il proprio ambasciatore dalla Corea del Sud e di bloccare gli indennizzi riguardanti le “Comfort Women”.

Jessica Tomatis

 

 

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